MONZA – Claudio Giardiello con la stampa parla, coi giudici no: “Vi racconterò le ingiustizie subite”, annuncia. Eppure ogni volta che gli inquirenti provano ad interrogarlo accusa un malore. O lo finge. Almeno così ha fatto giovedì scorso, 9 aprile, quando è stato fermato a Vimercate, dopo aver sparato al Palazzo di Giustizia di Milano, uccidendo tre persone, e ha detto di sentire che gli stava per venire un infarto.
“Cosa volete che vi dica, se mi hanno visto… è troppo lunga da raccontare. Vi racconterò tutte le ingiustizie che ho subìto”: così Giardiello lunedì mattina ha motivato la sua decisione di avvalersi della facoltà di non rispondere prima dell’interrogatorio col giudice per le indagini preliminari di Monza.
Insomma, agli inquirenti proprio non vuole dire nulla. Ma non perché non ci stia con la testa. Ben due psichiatri hanno attestato che l’ex imprenditore non ha problemi psichici. Fisici nemmeno, sembrerebbe, visto che anche il malore di sabato, proprio poco prima di essere interrogato, non è stato altro che un mancamento temporaneo, avvenuto durante il colloquio con l’avvocato.