Claudio Giardiello, funerali di Stato per Ciampi, Erba e Claris Appiani

Claudio Giardiello

MILANO – Ferdinando Ciampi, Giorgio Erba e Lorenzo Alberto Claris Appiani avranno dei funerali di Stato. Il governo decide di rendere così omaggio ai tre morti della strage di Palazzo di Giustizia di Milano. Tre morti che forse si sarebbero potute evitare se ci fossero stati dei controlli veri in una delle zone più delicate del capoluogo lombardo. Quei controlli, invece (metal detector e tesserini ben guardati) non ci sono stati. E così giovedì 9 aprile Claudio Giardiello, imprenditore di 57 anni indagato per bancarotta fraudolenta, ha potuto sparare e uccidere. 

Adesso Giardiello è in carcere. Il fermo è stato convalidato. Lui accusa vari malori, è anche svenuto, ma dopo che all’arresto ha finto un infarto non è immediato credergli. Su di lui pendono le accuse di omicidio plurimo aggravato, tentato omicidio e porto abusivo di arma.

Nel frattempo si viene a sapere che l’autore della strage al tribunale di Milano nel giugno del 2011 era stato condannato dal tribunale di Como a otto mesi, poi sospesi, per il reato di “soppressione di atti”. E che nei suoi confronti il suo avvocato aveva chiesto una perizia psichiatrica, richiesta però respinta dal tribunale.

Frequentatore abituale del Casinò di Campione d’Italia, Giardiello nel maggio 2006 si era fatto anticipare dalla cassa della casa da gioco due tranche di fiches da 20 e 10 mila euro firmando due ricevute, i cosiddetti “bianchini”, e lasciando a garanzia un assegno in bianco. Secondo le accuse, Giardiello all’ uscita non restituì le somme anticipate ma strappò sia l’assegno che le ricevute e se ne andò. Fu fermato nel parcheggio dai carabinieri e denunciato.

Giardiello a quei tempi era ancora incensurato e non era ancora fallito. Nel processo a Como l’avvocato chiese una perizia psichiatrica sul suo assistito, allo scopo di certificare una forma di ludopatia che avrebbe potuto attenuare la condanna, ma il tribunale non la ritenne necessaria. Giardiello venne anche condannato a risarcire per 35mila euro il casinò, costituitosi parte civile.

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Maria Elena Perrero