Claudio Giardiello, malore in carcere: sviene prima dell’udienza

Claudio Giardiello

MONZA – Ha avuto un malore nel carcere di Monza ed è svenuto prima che iniziasse l’udienza di convalida dell’arresto, Claudio Giardiello, l’uomo che in tribunale a Milano ha ucciso tre persone. Lo ha riferito l’avvocato Nadia Savoca all’uscita del penitenziario. Il legale ha spiegato che c’è stata l’udienza di convalida ma che non c’è stato l’interrogatorio.

“Giardiello ha avuto un malore – ha detto l’avvocato – è in stato confusionale e non è in grado di riconoscere neanche il difensore. Ora sta bene e si trova nell’ infermeria del carcere”.

L’avvocato Savoca ha poi spiegato che l’udienza di convalida dell’arresto si è tenuta alla sua presenza e che il gip Patrizia Gallucci si è riservata la decisione. Non si è invece svolto l’interrogatorio di garanzia, “che verrà successivamente espletato”.

Intanto emergono nuovi particolari sull’autore della strage al tribunale: Giardiello nel giugno del 2011 era stato condannato dal tribunale di Como a otto mesi, sospesi, per il reato di “soppressione di atti”. Lo scrive oggi il quotidiano La Provincia.Frequentatore abituale del Casinò di Campione d’Italia, Giardiello nel maggio 2006 si era fatto anticipare dalla cassa della casa da gioco due tranche di fiches da 20 e 10 mila euro firmando due ricevute, i cosiddetti “bianchini”, e lasciando a garanzia un assegno in bianco.

Secondo le accuse, Giardiello all’uscita non restituì le somme anticipate ma strappò sia l’assegno che le ricevute e se ne andò. Fu fermato nel parcheggio dai carabinieri e denunciato. Fu in quella occasione che Giardiello conobbe l’avvocato Michele Rocchetti, che lo ha assistito anche nel processo per bancarotta di Milano, salvo poi revocare il mandato in aula. Giardiello a quei tempi era ancora incensurato e non era ancora fallito.

Nel processo a Como l’avvocato chiese una perizia psichiatrica sul suo assistito, allo scopo di certificare una forma di ludopatia che avrebbe potuto attenuare la condanna, ma il tribunale non la ritenne necessaria. Giardiello venne anche condannato a risarcire per 35 mila euro il casinò, costituitosi parte civile

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FIlippo Limoncelli