BARI, 23 GIU – Due anni e due mesi di reclusione: tanto sono costati all'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, di 36 anni, i coca party organizzati in Costa Smeralda durante la vacanza da sogno dell'estate 2008. Fu in quella folle esperienza che 'Gianpi' sperpero' 500.000 euro, anche per acquistare la cocaina sniffata da lui e dai suoi ospiti durante le feste organizzate nella villa affittata per 70.000 euro al mese a Capriccioli, a poca distanza da Villa Certosa dove l'imprenditore conobbe, proprio quell'anno, il premier Silvio Berlusconi. Tra i due nacque un rapporto, tanto che 'Gianpi', cosi' come lo chiamano gli amici, partecipo' piu' volte alle feste organizzate nelle residenze private del premier portando con se' ragazze immagine ed escort, prima tra tutte Patrizia D'Addario, che, poco dopo, rivelo' di aver avuto un rapporto sessuale con il premier a Palazzo Grazioli.
Tarantini, che ora lavora come impiegato in una cooperativa romana, e' stato condannato oggi al termine del processo con rito abbreviato dal gup di Bari Alessandra Piliego. Il giudice ha riconosciuto all'imputato, oltre alla diminuente del rito, le attenuanti generiche e della collaborazione alle indagini, perche' grazie alle dichiarazioni di 'Gianpi' la magistratura ha potuto arrestare negli ultimi due anni diverse persone i cui nomi sono legati allo scandalo della sanita' pugliese. La sentenza e' destinata a far discutere perche' un altro giudice, Marco Guida, il 21 aprile aveva respinto il patteggiamento proposto da Tarantini e dalla procura (a due anni e sei mesi) ritenendo la pena troppo mite. Il gup Piliego e' stato di altro avviso. Risultato: 26 mesi di reclusione, contro i quattro anni chiesti oggi dalla procura che, solo due mesi fa, aveva firmato con la difesa una proposta di patteggiamento della pena a 30 mesi, respinta dal giudice Guida perche' non congrua.
La 'mite' condanna di Gianpi fa gongolare i suoi difensori che parlano di ''sentenza giusta''. ''Quanto alla richiesta di condanna a quattro anni – sottolinea l'avv.Quaranta – mi risulta inspiegabile perche' la procura abbia voluto punire Tarantini con una pena superiore a chi aveva contestato le proprie responsabilita'''. Durante l'udienza Tarantini ha rilasciato dichiarazioni spontanee ammettendo sia l'acquisto di sostanze stupefacenti per uso personale sia le cessioni a titolo gratuito in qualche occasione e ha invocato una pena equa e proporzionata.
'Gianpi', proprio per la vicenda dei coca party, ha gia' trascorso 11 mesi agli arresti domiciliari (fu fermato il 18 settembre 2009 e scarcerato il 22 agosto 2010). Mesi trascorsi in una lussuosa dimora romana a due passi da Via Veneto, con moglie, figli e servitu'. Una casa che ora Tarantini ha dovuto lasciare perche' il lavoro da impiegato e il crac della societa' di famiglia, la Tecnohospital, hanno assottigliato il bilancio familiare.
