Cuochi, baby sitter e artigiani: cocaina per avere prestazioni migliori

Cocaina

ROMA – Il cuoco dimentica gli ordini che arrivano in cucina, la baby sitter pensa di essere più attenta a suoi bambini, il camionista lo fa per rimanere sveglio, i campioni sportivi cedono alla tentazione. Tutti hanno in comune la cocaina e le droghe. Lo riporta il quotidiano Repubblica in una sua inchiesta. La droga entra nel mondo dei lavoratori, ma lo “sballo” conta poco. Migliorare le proprie prestazioni, questo l’obiettivo. Il rischio però è quello dei piloti, che dopo aver assunto cocaina od altri eccitanti, per abbassare i suoi effetti usano l’eroina. Artigiani, idraulici, imbianchini: tutti credono di ottenere maggiori vantaggi dall’uso della cocaina.

D’altronde i cocainomani abituali in Italia sono 2 milioni, i saltuari 700 mila, secondo le statistiche riportate da Repubblica. Hanno tra i 15 ed i 23 anni il 20 per cento di coloro che l’hanno provata, il 5 per cento dei minori la sua frequentemente. Difficile però stabilire il numero dei lavoratori che ne fa uso, ma per Repubblica il rapporto è di 1 lavoratore su 5.

Riccardo Gatti, capo della Asl 1 di Milano ed esperto di tossicodipendenze, dice a Repubblica: “Il periodo della coca intesa come sostanza di moda sta finendo. La sovraesposizione iniziata con lo yuppismo e il post yuppismo ha lasciato il posto anche a usi “altri”. Utilizzi comuni, come quelli del doping sul lavoro. Nessuna categoria esclusa. Da una parte c’è la convinzione di potere resistere a una fatica oggettiva, o percepita come tale. Dall’altra, partendo da un’insicurezza di base, ci si illude di riuscire ad ottenere da se stessi più di quello che si è”.

Il direttore della casa di cure “Le Betulle”, di Appiano Gentile, è Roberto Bertolli, che a Repubblica svela: “C’è un allargamento a tutte le categorie professionali. Dopo i camionisti e i cottimisti, l’ultima novità sono gli artigiani. Idraulici, elettricisti, imbianchini. Gente che magari non ha particolari problemi ma che crede di rendere di più prendendo la sostanza. La coca promette molto, ti offre chiavi di accesso ma poi, al massimo dopo un anno, inizia a presentarti il conto”.

Fabio Rancati, amministratore delegato di Crest, spiega a Repubblica la storia di un suo conoscente: “Mi chiama un grosso imprenditore. La normativa lo obbliga a sottoporre al test delle urine anche i mulettisti e lui non sa come comportarsi. Gli dico: lo devi fare. Fa fare i test, e quattro operai risultano positivi alla coca. In base alla legge avrebbe dovuto segnalarli e farli curare. E invece… C’è molta sottovalutazione del rischio di danni che un lavoratore che si droga – a prescindere che sia un manager o un operaio – può procurare all’azienda. Io il test lo estenderei a tutte e le categorie”.

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