BOLOGNA, 27 GIU – Omicidi e menzogne. Che senso possono avere e che senso hanno avuto questi due atti e il loro divieto nella cultura occidentale? Nel terzo appuntamento degli incontri dedicati ai Comandamenti dalla casa editrice il Mulino e dal centro San Domenico di Bologna filosofi, uomini di scienza e di fede hanno cercato di rispondere a due dei concetti centrali del decalogo. Coordinatore della riflessione sarebbe dovuto essere il filosofo Giulio Giorello, costretto pero' ad abbandonare a causa di una violenta epistassi (''tutto questo sangue mi avvicina di piu' a Dylan Dog che ai comandamenti – ha detto prima di essere costretto ad andar via – per quanto qualcuno di questi, col sangue, ha molto a che fare'').
Del non uccidere ha parlato Adriana Cavarero, che, da studiosa di politica ha trattato quegli omicidi su vasta scala che sono le guerre: ''La storia europea – ha detto – e' pervasa dell'omicidio. Il fratricidio e' un mito fondante dell'ordine sociale. Questo comandamento cosi' radicale si scontra con lo stereotipo dell'umano come maschio omicida. Quindi e' un precetto continuamente disposto ad autosospendersi. Gli stereotipi non si possono dimenticare ma si possono ridisegnare. Dobbiamo osare pensare – ha concluso – il non uccidere come un non uccidere mai''.
Il filosofo Vincenzo Vitiello e il penalista Tullio Padovani hanno invece approfondito l'aspetto legato al non dire falsa testimonianza. Dopo aver ripreso il ragionamento della Cavarero (''Quella del non uccidere mai e' una sfida completamente da accettare''), Vitiello ha spiegato come non debba essere uccisa neppure la testimonianza soprattutto in un mondo che sta vivendo il ''tramonto della teologia politica, il tramonto della verita'''. Padovani, invece, ha circoscritto il campo alla testimonianza giuridica, muovendosi su questo terreno con ''gli strumenti imperfetti del penalista, che di fronte a certi concetti e' un po' come un cane in chiesa. Ma il comandamento biblico – ha detto – non si limita al mentire in giudizio, implica il non mentire in generale'' La lettura di un brano di 'Delitto e Castigo' di Dostojevski ha concluso l'incontro.
