
Un consiglio della comunità ebraica romana “molto aperto”: così si presenta la riunione di domani sera, nel corso della quale saranno discusse le dimissioni presentate il 21 marzo scorso dai consiglieri di minoranza, in opposizione alla linea della maggioranza che sostiene il presidente, Riccardo Pacifici.
“Aperto” perché – secondo quanto si apprende – si starebbe lavorando ad una mediazione in grado di superare lo stallo tra maggioranza e minoranza. Quest’ultima rimprovera alla prima “un deficit di democrazia” e “l’impossibilità istituzionale” di operare in modo efficace. Un’ipotesi di accordo dovrebbe dunque – fanno notare le stesse fonti – dare una risoluzione a questi nodi. Fatto sta che, per ora, le dimissioni dei consiglieri di minoranza non sono rientrate e che l’ordine del giorno del consiglio di domani – al momento confermato – ha come punto centrale questo problema.
“Aperto” inoltre, perché – sempre secondo quanto si è appreso – non sono escluse decisioni importanti da parte della maggioranza, che, respingendo le accuse, ha più volte fatto notare che essa deve governare secondo il suo programma, forte del consenso che le elezioni le hanno dato. Inoltre consentendo comunque alla minoranza di condividere ogni decisione purché ci sia una reale volontà di collaborare con proposte concrete sulle quali misurarsi senza alcune preclusione.
Se però l’accordo non si troverà e le dimissioni saranno accettate, saranno inevitabili nuove elezioni anticipate nella più numerosa comunità ebraica italiana circa 15 mila persone. Senza contare che sullo sfondo c’é la scadenza dei vertici dell’Unione delle comunità ebraiche italiane all’interno della quale quella romana ha un peso elettorale importante.
