ROMA – ''Mi spiace, non posso''. Il console Mario Vattani, richiamato ieri a Roma dalla Farnesina, ha evitato cosi' i cronisti al suo arrivo a Fiumicino, dopo il clamore creato dalla sua partecipazione ad un concerto fascio-rock nella sede di Casa Pound. Nel suo futuro immediato ci potrebbero essere quelle ''sanzioni pesanti'' che lo stesso ministro degli Esteri Giulio Terzi non ha escluso. Per ora e' ''a disposizione'' della Farnesina e gia' nei prossimi giorni, secondo quanto si apprende, potrebbe essere ascoltato dalla commissione disciplinare, alla quale, come ha detto Terzi, presentera' ''le sue deduzioni''.
Giubbotto nero e borsa nera con nastrino tricolore, Vattani – in arte 'Katanga' – e' arrivato a Roma ad un mese dal suo deferimento, dopo la pubblicazione delle foto della sua esibizione, immortalata anche in un video nel quale inneggiava alla ''bandiera nera'' e intonava versi contro pacifisti e disobbedienti davanti a un pubblico che lo ricambiava con il saluto romano.
E dopo la notifica di ieri, al consolato di Osaka, di una ''comunicazione ministeriale'' con la richiesta ''di presenziare di fronte alla commissione disciplinare'' a Roma.
Ma in attesa della decisione sul futuro del console di Osaka, per la quale Terzi sta cercando di ''accelerare i tempi'', come ha detto lui stesso nei giorni scorsi, sulla vicenda del console e' gia' esplosa la polemica politica. Un'interrogazione 'ad hoc' e' stata presentata alla Camera e oggi il Pd, con Roberto Morassut, ha chiesto che il titolare della Farnesina riferisca in Parlamento sulla vicenda.
Terzi, che ha subito definito ''inaccettabile'' il comportamento di Vattani, ha pero' anche invitato a guardare al grande impegno dei diplomatici nel mondo e non solo a questo caso.
"Mi farebbe piacere – ha detto da Bruxelles – che si guardasse anche agli aspetti di grande risalto e di grande dignità e di efficacia del nostro mondo diplomatico". Ed ha ricordato che solo pochi giorni fa in Libia ha incontrato il console Guido de Sanctis, che ''si è recato a Bengasi nel momento più difficile della guerra in Libia, mettendo a rischio la propria vita''.