
ROMA – Polvere di pecorino romano prodotta in Sud America, salame tipo Milano proveniente dal Brasile, gorgonzola tedesco, Chianti americano, Barbera rumeno. Sono alcuni dei prodotti della contraffazione che ci fanno perdere 60 miliardi di euro l’anno. Lo chiamano “italian sounding”, cioè che “suona italiano”, salumi e formaggi, ma anche vini, smerciati sui mercati esteri ma che della qualità made in Italy hanno ben poco.
Secondo l’Associazione difesa dei consumatori, tre prodotti su quattro non sono autentici. E la colpa, secondo Federalimentari sarebbe di una direttiva Ue che “esime” di fatto i produttori dall’obbligo di indicare lo stabilimento di produzione.
La tutela del cibo made in Italy, è stata oggetto di discussione mercoledì nella sede romana del Parlamento europeo. Annaluce Licheri, organizzatrice del convegno e presidente dell’Ossservatorio Italia in testa, ha spiegato:
“Per molti anni, il reato di contraffazione è stato quasi depenalizzato con la motivazione che il falso grossolano non potesse trarre in inganno il consumatore. Recentemente però la tendenza sta cambiando e sono state emesse sentenze di condanna anche per chi espone prodotti con il cartellino falso d’autore, un passepartout per ogni tipo di prodotto italian sounding”.
