Corruzione e concussione. Sono queste le accuse ipotizzate a carico di Marco Corsini, l’assessore all’urbanistica del Comune di Roma. La prima contestazione fa riferimento al fatto, secondo il decreto di perquisizione eseguito stamane, che “in qualità di pubblico ufficiale nelle funzioni di assessore all’urbanistica, accettava” da Renzo Rubeo e Roberto Liguori, presidente e amministratore delegato della “Gemma spa aggiudicataria del servizio a supporto della gestione del condono edilizio, indebite utilità, quali tra l’altro anche le prestazioni d’opera di personale illegittimamente in servizio presso la sua segreteria.
Tutto ciò al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio quali l’aumento del corrispettivo dell’appalto oltre il quinto previsto dalla legge (aumento di 48 milioni di euro a fronte di un aumento massimo per legge di 18 milioni circa) la proroga in violazione di legge e del contratto stipulato tra le parti nell’agosto del 2006, dell’appalto di 24 mesi, la liquidazione dei stato avanzamento lavori in violazione dell’articolo 118 comma 6 del codice dei contratti”.
Anche l’ex assessore all’urbanistica Roberto Morassut, nella precedente giunta del Comune con maggioranza di centrosinistra, è indagato. Per lui l’accusa, sempre in concorso con Rubeo e Liguori, è di corruzione. Per gli inquirenti “in qualità di pubblico ufficiale” accettava dagli altri due, indebite utilità, quali tra l’altro, l’assunzione di personale su sua segnalazione, e ciò al fine di compiere atti contrari ai doveri d’ufficio sia in occasione dell’affidamento delle attività di servizio a supporto della gestione del condono edilizio della Gemma spa sia, poi, nel 2007, in concomitanza, della rinegoziazione degli obiettivi trimestrali (rinegoziazione conseguente al mancato raggiungimento degli obiettivi contrattuali)”.
L’accusa di concussione contestata a Corsini, invece, si riferisce al dato che tra il novembre e il dicembre scorso, “in concorso con altri pubblici ufficiali, abusando della sua qualità e dei suoi poteri, al fine di far ottenere a Renzo Rubeo, indebite utilità, compiva atti idonei, costituiti dal minacciarlo di rimuoverlo dall’incarico se non avesse firmato lo stato di avanzamento lavori, pur in difetto dei requisiti di legge e soprattutto del raggiungimento effettivo degli obiettivi fissati dall’articolo 9 del contratto integrativo dell’appalto.