PALERMO, 16 GEN – Il marito, ormai, appare rassegnato: ''Purtroppo ho buone ragioni per ritenere che Maria Grazia sia morta''. Ed anche la testimonianza dell'ultima persona che l'ha sentita al telefono sembra confermare le ipotesi piu' pessimistiche: ''Mi ha detto che stava finendo in mare con la sua amica. Poi ho sentito un tonfo''. L'unica ad aggrapparsi ancora a un esile filo di speranza e' la figlia: ''Quando l'ho sentita per l'ultima volta al telefono mi ha detto che era su una scialuppa insieme a Lucia''. Ma poi lei stessa ammette: ''forse era solo una bugia per non farmi preoccupare''.
Stefania Vincenzi, 17 anni, non riesce a darsi pace mentre ricostruisce tra le lacrime gli attimi terribili del naufragio della Nave Concordia sulla quale si trovava insieme alla mamma, Maria Grazia Trecarichi, di 50 anni, a un'amica di famiglia, Lucia Virzi', di 49, e al suo fidanzato, Andrea Ragusa, di 19, che tenta inutilmente di confortarla. ''Non perdiamo le speranze'', sussurra alla sua ragazza ancora sotto choc. E' lui che tiene i contatti con i giornalisti, mentre racconta per l'ennesima volta il film del naufragio. ''Eravamo tutti e quattro sul ponte – spiega Andrea – e stavamo per salire su una scialuppa quando la mamma di Stefania e la sua amica ci hanno detto che volevano tornare in cabina per prendere i giubbotti salvagente e qualcosa per coprirsi, visto che c'era molto freddo. Cosi' ci siamo separati''. Quello che e' accaduto dopo e' ancora avvolto nel mistero: ''Abbiamo chiamato al cellulare la mamma di Stefania – prosegue Andrea – e lei ci ha detto che erano gia' sulla scialuppa e di stare tranquilli, ma non era vero''. Ad avvalorare questa circostanza e' l'altra telefonata, fatta subito dopo da Maria Grazia Trecarichi. La donna prova prima a chiamare il marito, Elio Vincenzi, ma il cellulare squilla a vuoto. Allora telefona al suo socio, Pippo Lombardo, con il quale gestisce un negozio di informatica a Priolo (Siracusa), dove vive con la famiglia. A lui confessa che lei e l'amica, in realta', si trovano ancora a bordo, dove intanto si sono spente le luci: ''La nave si sta inclinando, scivoliamo verso l'acqua'', dice. Dall'altra parte del telefono Lombardo ascolta ''in diretta'' le fasi concitate di quel dramma senza poter fare nulla: ''Non so nuotare'', grida terrorizzata Lucia Virzi'. Ma l'amica cerca di incoraggiarla, ''tranquilla aggrappati a me…''.
Poi Lombardo sente un tonfo e la comunicazione si interrompe all'improvviso. Sono le 00.12, come conferma l'indicazione del cellulare di Lombardo, interrogato oggi dalla polizia. Stefania e Andrea, entrambi studenti all'ultimo anno del Liceo linguistico, sono gia' rientrati in Sicilia, in casa del ragazzo che vive a Palermo. Ma non riescono a cancellare il ricordo di quella sera ''maledetta'', mentre continuano disperatamente a telefonare per avere notizie delle due donne che risultano ufficialmente ''disperse''. I loro nomi erano stati inizialmente inseriti nella lista dei superstiti. Ma con il passare delle ore si e' fatta strada l'ipotesi di un tragico equivoco, confermato anche dal marito della donna, che fa l'insegnante di scuola media:''Quando Stefania e il fidanzato sono sbarcati a terra i soccorritori hanno chiesto con chi viaggiassero – spiega Elio Vincenzi – loro hanno fatto il nome di mia moglie e della Virzi'. Forse per questo motivo sono finite erroneamente nell'elenco dei sopravvissuti''. Poi scuote la testa e ripete sotto voce, mentre le speranze si affievoliscono con il passare delle ore: ''Credo proprio che sia morta…''.
