Croce rossa: i conti sono fuoricontrollo

Croce Rossa: la grande malata italiana. In Europa è l’unico ente del genere che sopravvive grazie ai fondi del governo, ma nessuno è riuscito a risanarlo.

In questi giorni otto ufficiali superiori sono stati chiamati a restituire i gradi, ottenuti in seguito a promozioni giudicate illegittime da un ispettore ministeriale, e cento dipendenti hanno fatto ricorso al giudice del lavoro dopo l’annullamento di generosi benefici economici: dall’indennità «di marcia» a quella «meccanografica» concessa sebbene i centri meccanografici non siano mai stati individuati. Anzi, non esistono proprio.

I 54 rilievi messi su carta dal dirigente del servizio ispettivo del ministero dell’Economia Fabrizio Valenza hanno tracciato i contorni di una comune sprecopoli, opacizzando l’immagine di un corpo impegnato in delicate missioni umanitarie e dando una nuova scossa alla nobile ma tormentata attività dell’ente di cui fa parte.

La Croce Rossa è alle prese con gli attualissimi mali della pubblica amministrazione italiana: conti incerti, organici sovraffollati, gestioni instabili, influenza della politica. Il governo italiano versa nelle casse dell’organizzazione oltre 160 milioni di euro l’anno (l’80% se ne va in spese per il personale) e ha facoltà di nominare un commissario straordinario quando ci sono i bilanci in disordine.

La storia recente dice che la Croce Rossa è stata commissariata 4 volte dal ’95 a oggi e ha vissuto 18 degli ultimi 25 anni in gestione straordinaria. Attualmente il commissario straordinario è Francesco Rocca, che avrebbe dovuto concludere il suo mandato di risanatore a novembre: non ce l’ha fatta e si è visto prorogare per un altro anno l’incarico del consiglio dei ministri.

La Croce Rossa è un ente costretto a muoversi al confine tra solidarietà e spreco, fra volontariato entusiasta e lavoro assistito. La grana più grossa rimane quella della riorganizzazione del corpo militare, una delle sei componenti della Croce Rossa (le altre sono i volontari del soccorso, i donatori di sangue, i giovani pionieri, le pie donne e le crocerossine) che, a leggere il j’accuse dell’ispettore del ministero, si è trasformata in un carrozzone. bel 670 degli 877 militari in servizio continuativo nel corpo sono stati di fatto stabilizzati senza che alcuna norma lo prevedesse. Il personale militare a tempo determinato, dal 2001 al 2007, è cresciuto del 77%. Quello civile in sette anni è addirittura triplicato: da 638 a 1833 unità.

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