Cucchi,. l'avvocato: "In aula aveva il viso gonfio e segni neri"

ROMA, 06 GIU – Un giovane nervoso, magrissimo, col viso gonfio e segni neri sotto gli occhi. E' l'immagine che, di Stefano Cucchi, il romano di 31 anni fermato il 15 ottobre 2009 per droga e poi morto una settimana dopo in ospedale, ebbe l'avvocato Giorgio Domenico Rocca, legale (prima d'ufficio e poi di fiducia) del giovane all'udienza di convalida dell'arresto.

L'immagine e' stata 'fotografata' nel corso dell'udienza del processo che, davanti alla III Corte d'assise di Roma, vede dodici imputati: sei medici, tre infermieri e tre agenti della polizia penitenziaria, accusati, a vario titolo e a seconda delle posizioni, di lesioni, abuso di autorita', favoreggiamento, abbandono d'incapace, abuso d'ufficio e falso ideologico. Secondo l'accusa Cucchi fu picchiato nelle camere di sicurezza del tribunale capitolino, caddero nel nulla le sue richieste di farmaci, e poi, in ospedale, reso incapace di provvedere a se stesso e lasciato senza assistenza.

''Quando lo vidi in tribunale – ha detto l'avvocato Rocca – era irritato e insultava i carabinieri. Disse che era stato arrestato ingiustamente; immagino avesse paura del carcere''. A prima vista, ''era magrissimo, con segni neri sotto gli occhi e il viso gonfio''. Il legale chiese a Cucchi se lo avevano maltrattato durante l'arresto: ''Mi rispose di no. Mi disse 'Avvoca' io sono proprio cosi'''. Unico scatto di nervi, un calcio nervoso dato a un tavolo dell'aula di udienza. Oggi e' stato processualmente anche il giorno dell'audizione di un giovane che, anch'egli arrestato, fu collocato in tribunale in una cella vicino a quella di Cucchi. E' stato lui a dire che Stefano passo' molto tempo a battere i pugni sulla porta. ''Chiedeva il metadone che stava prendendo – ha detto l'allora detenuto – Diceva 'Guardie, datemi il metadone'. Da un'altra cella, una voce femminile disse 'Non li chiamare guardie, che e' offensivo. Chiamali appuntato'''. Secondo il racconto del giovane, gli agenti risposero dopo un'ora a quel richiamo.

Luigi Cuccurachi, agente della 'penitenziaria' in servizio al carcere di 'Regina Coeli', fu colui che porto' in ospedale Cucchi due giorni dopo l'arresto. ''Lo ricordo sulla sedia a rotelle – ha detto – gli infermieri lo poggiarono su una barella e lo portarono fino all'ambulanza. Lo vidi solo in faccia, era nero sotto gli occhi. Lamentava in continuazione dolori alla schiena. Il medico decise il ricovero; l'unico posto libero fu trovato al 'Pertini'''.

La parte finale dell'udienza ha registrato la testimonianza del prof. Luciano Pagliari, direttore del pronto soccorso dell'ospedale 'Figlie di San Camillo', dove Cucchi, tra il 2000 e il 2009, per circa 20 venti volte si reco' per farsi curare .

Il ricordo del medico e' quello di ''un giovane dal vissuto complicato, con scarsa capacita' di autocontrollo e tendenza alla violenza. Cucchi ha sempre rifiutato terapie e indagini mediche; quasi sempre se ne e' andato senza regolari dimissioni. Nelle cartelle cliniche era definito paziente epilettico che mescolava medicine in maniera bizzarra e pericolosa''.

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Maria Elena Perrero