
MILANO – Assistiti dalla Asl lombarda ma residenti all’estero, e quindi non autorizzati ai servizi sanitari nazionali. Sono settemila, riferisce Alessandra Corica su Repubblica.it, gli italiani a cui la Asl ha chiesto i soldi dei rimborsi. Cifre che vanno dai 300 agli 8mila euro.
L’azione di “recupero crediti” è stata avviata dopo che a febbraio si sono incrociati i dati delle anagrafi comunale e regionale e sono venuti fuori migliaia di casi irregolari: pazienti ancora presenti nei registri del sistema informatico regionale ma residenti all’estero. Così i medici che hanno erogato loro le prestazioni dovranno ridare i rimborsi percepiti alla Asl, in alcuni casi anche otto-dieci anni fa.
Nel frattempo la Asl ha bloccato i pagamenti dei rimborsi. Ma secondo il sindacato degli autonomi (Snami), la colpa non sarebbe dei medici ma della “mancata manutenzione dei registri” da parte di Comune, Regione e Asl. E’ stata inviata una diffida alla Azienda sanitaria lombarda per chieder di non fare trattenute. Se questo non dovesse avvenire i medici sono pronti a fare causa alla Asl.
