Gli scontri fra tifosi quando fu investito Daniele Belardinelli
ROMA – Fabio Manduca, l’ultrà napoletano arrestato stamani dalla Digos a Napoli per l’omicidio di Daniele Belardinelli, investito negli scontri prima di Inter-Napoli di S.Stefano 2018, avrebbe legami con clan camorristici e con il gruppo ultras partenopeo dei ‘Mastiffs’.
Manduca, titolare col fratello di un’impresa di pompe funebri, ha precedenti per furto, ricettazione, commercio di prodotti falsi e truffa.
Un’immagine di Raffaele Cutolo, il capo della Nuova camorra organizzata, e alcune frasi da lui pronunciate come: “Mi sono pentito davanti a Dio, ma non davanti agli uomini”. E’ uno dei post su Facebook di Manduca.
Tra gli altri post, un’immagine del film ‘Il padrino’ con su scritto ‘chi ha tradito … tradisce e tradirà … perché infami non si diventa … si nasce’ e alcuni post intitolati ‘O’ sistema’ con frasi del tipo: “anche l’uomo più forte al mondo ha bisogno di avere una donna al suo fianco, perché quando la sua vita è un casino, proprio come in una partita a scacchi, la regina protegge sempre il suo re”.
Manduca farebbe parte del gruppo ultras del Napoli dei ‘Mastiffs’ che era capeggiato da Gennaro De Tommaso, detto ‘Genny a carogna’. De Tommaso, oggi collaboratore di giustizia, divenne noto perché, il 3 maggio 2014 allo stadio Olimpico di Roma, intavolò una trattativa prima della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentin. La partita dell’omicidio di Ciro Esposito.
Stando alle indagini della Digos di Milano, Manduca sarebbe legato a Giancarlo Franco, fratello di Vincenzo Franco, ribattezzato ‘Kojak’ e considerato il leader del gruppo dei ‘Mastiffs’.
Un gruppo che, secondo gli investigatori, ha un ruolo nel “sistema” dello spaccio della droga a Napoli, con legami anche col clan Giuliano di Forcella. Un gruppo ultras, quello dei ‘Mastiffs’, che era capeggiato, appunto, da Gennaro De Tommaso e ora da Vincenzo Franco.
I legami con i clan della camorra da parte di Manduca, emergono dal coinvolgimento in passato dell’impresa di pompe funebri dell’ultrà e di suo fratello in un’indagine degli investigatori napoletani. Quest’ultima ha portato al sequestro di alcune società di servizi funebri legate alla famiglia dei Cesarano, a sua volta collegata ai clan della camorra dei Nuvoletta e dei Polverino di Marano (Napoli). (fonte Ansa)