NAPOLI – A Torre del Greco sono 90mila abitanti, oltre 11mila sono stati rovinati dal crac Deiulemar (la compagnia di navigazione di recente fallita con un debito di 820milioni di euro) perdendo in media 200mila euro a testa. Torre del Greco, ora, è un paese in crisi, che rischia la bancarotta: mezza città aveva affidato e investito i propri risparmi nella Deiulemar e, ora che è fallita, si ritrovano senza più niente in mano. Come racconta Conchita Sannino su ‘Repubblica’, a Torre del Greco c’è gente che ha dovuto rinunciare alla caparra sulla casa, un ristoratore che ha dovuto disdire 36 matrimoni in programma… E intorno a Torre del Greco ci sono altri paesi che non stanno molto meglio: è il caso di Monte di Procida dove su 14mila abitanti, 2mila avevano investito soldi nella Deiulemar.
Ma cos’è la Deiulemar? La Deiulemar, acronimo che racchiude le iniziali dei soci fondatori, è una compagnia di navigazione, diventata la quarta società armatoriale d’Europa per trasporto di merci solide e liquide: 20 navi di proprietà , 40 a nolo, un patrimonio immobiliare immenso. Fondata quasi mezzo secolo fa da tre armatori torresi: Giovanni Della Gatta, Michele Iuliano (morto pochi giorni fa d’infarto durante un controllo della Finanza nella sua villa) e Giuseppe Lembo (De-Iu-Le).
Per i risparmiatori dell’area vesuviana e in particolare di Torre del Greco la Deiulemar compagnia di navigazione è stata per anni quasi una banca. Una banca dove portare i propri soldi per farli fruttare, secondo ‘Repubblica, a tassi di interesse del 17%. Gli investitori erano gente comune, gente del posto, dagli operai agli impiegati, dai marinai ai negozianti, dagli insegnanti ai ristoratori.
Dalla nascita, nel 1969, la Deiulemar ha sempre fatto leva sui cosiddetti carati, forme di investimento che permettevano ai risparmiatori di ”acquistare” parti di navi in cambio di interessi percepiti sul capitale. Con gli anni questa forma di ricavo è stata sostituita dalle obbligazioni. La gente portava i suoi risparmi e alla fine dell’anno recuperava gli interessi, oscillanti negli ultimi anni tra il 5 e il 7% ma decenni fa arrivati anche oltre il 12%.
Poi, all’inizio dell’anno, il meccanismo si è rotto. Il 17 gennaio le prime voci: ”La Deiulemar sta per fallire”. Centinaia di risparmiatori si fiondano davanti alla società per ritirare i propri beni ma gli sportelli restano chiusi e Michele Iuliano convoca una conferenza pubblica per chiarire che ”bisogna stare tranquilli”. Una tranquillità che gli investitori non hanno mai trovato. Con il cambio di amministratore e l’arrivo di Roberto Maviglia, la società scopre, secondo l’inchiesta di Francesca Mannocchi su La7, che ”sono in circolazione titoli obbligazionari irregolari” e inizia a parlare di ”mondo parallelo” rispetto a quello delle ”obbligazioni reali”. Scatta una denuncia in autotutela alla Procura (che apre un fascicolo contro ignoti per poi iscrivere nel registro degli indagati cinque persone) e parte il censimento dei titoli obbligazionari: in un mese e mezzo vengono passati al setaccio quasi 11mila investitori, per un totale di oltre 820 milioni di euro recuperati negli anni dagli obbligazionisti. Una cifra che, scrive l’Ansa, convince i vertici societari a presentare un concordato preventivo per limitare i danni. Nel frattempo scattano le istanze di fallimento dei creditori: in tutto sette, che porteranno all’udienza del 18 aprile, con la sentenza giunta la scorsa settimana con la quale il tribunale di Torre Annunziata dichiara fallita la Deiulemar compagnia di navigazione.
Ora che la società è fallita quasi tutta Torre del Greco è disperata. Conchita Sannino della ‘Repubblica’ è andata a tastare il polso della gente ed è palpabile il senso di disperazione. Nel suo articolo, ad esempio, è riportata la testimonianza di un cittadino di Torre del Greco, Mario Ascione, 61 anni, per 35 anni maitre sulle navi della Deiulemar: “Presi la liquidazione – racconta a ‘Repubblica’ – e la posai per intera alla Deiulemar. La aggiunsi a quel gruzzolo di risparmi che già avevano reso un po’. Ma io non ritirai nulla. Mia moglie fece fare lo stesso a un parente. Ora con la mia pensione, poco più di mille euro al mese, posso solo sopravvivere, e le tasse?”. La gente, racconta ‘Repubblica’, è disperata. E un segno di disperazione è stato anche quell’ultimo saluto che la comunità ha voluto riservare all’ex ad di Deiulemar Michele Iuliano: Luigi, un uomo stimato e rispettabile ma che nel crac della compagnia ha perso tutto, ha inveito sulla bara e ha salutato “il capitano” con un ultimo, disperato, sputo.
