Carla Molinari è «morta lentamente, fra atroci sofferenze»: la Questura di Varese non ha dubbi sugli ultimi momenti di vita della pensionata uccisa a Cocquio Trevisago. Per quel delitto, ribattezzato “delle mani mozzate” c’è un unico indagato, il piccolo imprenditore edile di Ispra Giuseppe Piccolomo, recluso nel carcere di Busto Arsizio.
L’accusa si basa su tre elementi principali: i mozziconi di sigaretta abbandonati dall’assassino sul luogo del delitto, le riprese delle telecamere dell’impianto di videosorveglianza e i graffi sul volto di Piccolomo. Attraverso le riprese gli inquirenti hanno ricostruito i movimenti dell’indagato, dimostrando che il 5 novembre, il giorno del delitto, si trovava a Cocquio Trevisago. E, alle 15.07, si dirigeva verso la casa di Carla Molinari indossando una felpa bianca che non è stata ancora ritrovata.
Carla Molinari sarebbe stata torturata dall’assassino, forse per farsi rivelare dove nascondeva i 3.750 euro che sono stati trovati dagli inquirenti dietro lo zoccolino del pavimento. E, infine, sgozzata e amputata degli arti.
