Cinquantanove donne uccise in 128 giorni: l’elenco delle vittime
(Foto LaPresse)
ROMA – Alessandra è morta dopo che il compagno le ha fracassato la testa contro il pavimento, Camilla è stata uccisa a martellate dal marito, Giacomina è morta per un colpo di fucile, Giuseppina per sette colpi di pistola. Muoiono così, uccise da fidanzati mariti e conviventi. Muoiono in 59 in 128 giorni, quasi una ogni due giorni. Spesso uccise per mano dei propri compagni, degli stessi uomini che dicevano di amarle, o di averle amate: mariti gelosi, fidanzati lasciati, corteggiatori respinti. Altre volte ammazzate da sconosciuti, rapinatori, spacciatori, mafiosi, o da ancora non si sa chi. Ma da uomini, che forse, probabilmente, non avrebbero neppure tentato di ucciderle se loro anziché avere la delicatezza fisica di una donna avessero avuto il corpo e la forza di un uomo. Il Corriere della Sera ricorda tutti i loro nomi.
“Abbiamo litigato e l’ho ammazzata”, ha raccontato ai carabinieri Michele Luigi Naccarelli, marito di Fabiola Speranza, 44 anni. Proprio dopo l’ennesimo litigio di fronte ai figli il 12 gennaio l’uomo, 47 anni, ha preso la pistola, ha inseguito la donne che aveva iniziato a scappare, e le ha sparato sette colpi alle spalle.
Presa a calci, pugni, morsi, la testa sbattuta contro il pavimento, le sigarette spente sulla sua pelle: è morta così Enzina Cappuccio il 15 gennaio. Trentaquattro anni e sei figli, poverissima e quasi cieca, Enzina, scrive il Corriere della Sera, è stata uccisa dal marito e coetaneo. “Ero ubriaco, non avevo capito di averla uccisa”, si è giustificato lui.
“L’ho uccisa io. L’amavo, però volevo lasciarla”: è la confessione di Antonio Giannandrea, 18 anni. La sera del 4 gennaio ha dato un appuntamento ad Antonella Riotino,20 anni, da mesi innamorata di lui. Ma lui vuole lasciarla. Passeggiano, poi salgono in macchina e discutono. Antonio, secondo quanto scrive il Corriere della Sera, aveva in tasca un coltello da cucina. Arrivati vicino a casa di Antonella, i due sono scesi dall’auto. Lui le ha sbattuto la testa contro il muro, le ha stretto le mani al collo, alla fine le ha dato una coltellata alla gola e ha buttato il corpo in un dirupo.