MILANO, 6 GIU – L’incursione nei computer di Rcs, fu “una stupidaggine sesquipedale di cui mi prendo la responsabilità per difetto di controllo. Nessuno del management ha ordinato mai a Ghioni di fare un attività così intrusiva. Purtroppo è successo, ma i dati che vennero prelevati non furono mai divulgati a nessuno”. Lo ha affermato l’ex capo della security di Telecom, Giuliano Tavaroli, che per la vicenda ha patteggiato 4 anni, sentito nell’aula-bunker di San Vittore al processo sui dossier illegali, come testimone imputato di procedimento connesso.
L’ex ad di Telecom Carlo Buora e l’allora direttore amministrativo Claudio De Conto, ha detto oggi Tavaroli, chiesero di indagare sulla fuga di notizie interne all’azienda e poi pubblicate sulla stampa. E’ in sostanza la genesi dello spionaggio ai danni del giornalista del Corriere della Sera Massimo Mucchetti e dell’ex sindaco di Telecom Rosalba Casiraghi. Rispondendo alle domande dei legali di Mucchetti, che è parte civile, Tavaroli ha spiegato: ”Un giovedì sera sono stato convocato in via Negri (uffici della presidenza di Telecom) dove mi fecero vedere un articolo del Mondo che ipotizzava la cessione del gruppo Pirelli Cavi e che anticipava decisioni in corso estremamente riservate di cui i manager potevano essere chiamati a rispondere alla Consob. Buora mi chiese di trovare il modo di capire come nascono e vengono trasferite dall’interno dell’azienda queste informazioni”.
Da qui i due dossier commissionati all’investigatore Marco Bernardini chiamati ‘Mucca pazza’ e ‘Clarabella’. Tavaroli ha pero affermato che né lui né il management sapevano la modalita’ con cui vennero commissionati.
“Tronchetti non mi diede mai nessun incarico di indagare su alcun partito italiano o estero o extraplanetario”, ha detto Tavaroli. Rispondendo alle domande dell’avvocato dei Ds, parte civile nel procedimento, l’ex capo della security di Telecom ha negato che l’allora presidente di Telecom, Marco Tronchetti Provera, gli avesse commissionato qualsiasi tipo di attività di dossieraggio sui Ds in relazione all’Oak Fund che, stando ai report confezionati dall’investigatore privato Emanuele Cipriani, sarebbe stato riconducibile al partito allora guidato da Massimo D’Alema.
”Il dossier – ha proseguito Tavaroli – fu chiesto da Buora e Tronchetti in quanto esistevano sospetti che dietro il fondo ci fossero manager di Telecom e Pirelli. L’operazione ando’ avanti a lungo e solo all’ultima pagina dell’ultimo rapporto mi resi conto che riguardava un partito italiano”.
L’esame di Tavaroli proseguira’ mercoledi’ prossimo giorno in cui sono stati citati come testimoni anche, tra gli altri, lo stesso Tronchetti, Ugo Sposetti, ai tempi tesoriere dei Ds, Paolo Mieli, ex direttore del Corriere della Sera, e Piergaetano Marchetti, Presidente di Rcs. Questi ultimi quattro pero’ non si sa se verranno o meno a deporre alla prossima udienza.
“MORATTI ORDINO’ IL DOSSIER SU DE SANTIS” Massimo Moratti avrebbe commissionato a Giuliano Tavaroli, la pratica “Ladroni”, quella che riguarda in particolare l’ex arbitro Massimo De Santis. Lo ha detto oggi lo stesso Tavaroli convocato come testimone al processo sul caso dei dossier illegali, rispondendo a una domanda di Irma Conti legale di De Santis.
