Quando era segretaria e assistente personale di un manager milanese, drogò il suo capo con un caffé “corretto” con benzodiazepine, uno psicofarmaco: poi inscenò un tentativo di stupro per accusare il capo. Oggi la donna, Silvia Vastola (accusata di una serie di reati che vanno dalla calunnia, all’appropriazione indebita, alla truffa, fino allo stato di incapacità procurato mediante violenza, alle lesioni volontarie fino al danneggiamento) è stata condannata a 5 anni di carcere dal Tribunale di Milano.
La quarta sezione penale ha accolto, in sostanza, la richiesta avanzata dal pm di Milano Marco Ghezzi, che aveva chiesto per lei 5 anni e mezzo, e l’ha assolta solo da due ipotesi di reato, le lesioni e lo stato di incapacità procurato. Nel settembre 2008, la donna era stata assunta dal manager, di 64 anni. La sera del 2 febbraio 2009 venne ritrovata dalla polizia nel suo ufficio, distesa sul pavimento con la camicia e il reggiseno tagliati e, poco distante, un paio di forbici insanguinate. Gli agenti controllarono l’edificio e trovarono il manager che vagava in stato confusionale. Entrambi vennero portati in ospedale e la segretaria a quel punto denunciò il suo boss.
Intanto, le analisi sul sangue ritrovato sulla scena della finta violenza accertarono che era di origine mestruale. E dagli accertamenti tossicologici sul manager si venne a sapere che quel giorno aveva ingerito uno psicofarmaco. L’uomo poi soffre di attacchi ischemici che gli causano brevi vuoti di memoria. Secondo l’accusa, la segretaria avrebbe approfittato proprio delle condizioni di salute del capo per raggirarlo. Dai conti della società, stando alle indagini, la donna aveva anche fatto sparire 20 mila euro.
