da: Corriere della Sera
Anche i servizi segreti si erano mobilitati dopo la scomparsa di Elisa Claps. Il loro intervento ha reso più fosco lo scenario di un’ inchiesta già di per sé ricca di depistaggi e omertà dove gli investigatori ipotizzano che l’ assassino di Elisa non abbia agito da solo. Un rapporto del Sisde del 18 novembre del 1997, firmato dal direttore Vittorio Stelo, faceva riferimento alla figura di un prete che avrebbe avuto un qualche ruolo nella scomparsa di Elisa Claps. Il sostituto procuratore titolare all’ epoca dell’ inchiesta sulla scomparsa della ragazza, Felicia Genovese, il 3 novembre del 1997 fece formale richiesta per ottenere l’ informativa, ma non ricevette nessuna risposta. Anzi i Servizi negarono in un primo momento l’ esistenza del documento con il nome del confidente. Le richieste della pm furono ancora più insistenti tanto da costringere un’ altra struttura dell’ organismo segreto a consegnare il documento all’ accusa. Nella relazione dei servizi si legge che il Sisde stava facendo una serie di indagini su un prete di Potenza. L’ attività segreta non portò però a nessun risultato. Ma le stranezze in questa storia non finiscono qui. Un ispettore di polizia Mario Leone, aveva anche lui ricevuto una confidenza che gli indicava che «sarebbe stato opportuno ispezionare la chiesa della Santissima Trinità . Il corpo di Elisa Claps è ancora lì e lì che dovete controllare». Anche in questo caso però l’ attendibilità della relazione di servizio del poliziotto non fu tenuta in considerazione. Era il 10 maggio 2001. Solo due mesi dopo, il 20 luglio, i magistrati decisero di…
