BARI – La Puglia dell’Ilva di Taranto si trova a fare i conti con un’altra vicenda di presunto inquinamento ambientale e lavoro: i carabinieri di Bari hanno sequestrato la centrale Enel di via Buozzo. Secondo la procura da quella centrale termoelettrica proverrebbero emissioni nocive.
I carabinieri di Bari avrebbero anche riscontrato delle violazioni alle direttive sul controllo dei pericoli di incidenti. Dai controlli dell’Arpa sarebbe venuto fuori che il sistema di gestione della sicurezza non è adeguato alle norme. Sarebbero state violate le norme in tema di prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Sarebbe stato anche segnalato il rilascio di sostanze inquinanti nell’ambiente. Come successo per l’Ilva, anche in questo caso il gip ha nominato un custode, Barbara Valenzano, dirigente dell’Arpa.
La centrale avrà tre mesi per adeguarsi alle normative.
L’azienda ribatte alle accuse, difendendosi, ma dicendo di volersi attenere alle decisione della magistratura: ”Enel, nel confermare di aver sempre agito nel rispetto delle norme, opererà in conformità al provvedimento emesso dalla Procura di Bari”, è scritto in una nota della società riferendosi al sequestro con facoltà d’uso della centrale termoelettrica. Enel precisa anche di aver ”informato nel tempo le autorità competenti delle procedure adottate per garantire la sicurezza dell’impianto”.
La centrale di Bari ha una potenza installata di 195 megawatt e lavora circa un mese l’anno con i soli gruppi 1 e 2 alimentati a gas. Il terzo gruppo, mai entrato in funzione nel 2012, può bruciare per il 20% olio combustibile e per l’80% gas. L’impianto è considerato essenziale per la stabilità della rete elettrica della città di Bari.
