
MILANO – Era il 1958 quando chiusero i casini. Case chiuse, case di piacere o bordelli: le case dove avveniva la prostituzione, fino ad allora fenomeno tollerato e anzi perfettamente legale. Era il 1958 quando la legge Merlin li dichiarò fuori legge, anche se Indro Montanelli, polemicamente, scriveva che proprio nei bordelli risiedeva pilastro della società. Oggi la Lombardia li vuole riaprire e pensa a un referendum popolare. La prostituzione, o meglio il suo esercizio col beneplacito dello Stato, torna quindi argomento di attualità politica. Non è certo una battaglia recente, Indro Montanelli nel 1965 diceva:
“… In Italia un colpo di piccone alle case chiuse fa crollare l’intero edificio, basato su tre fondamentali puntelli, la Fede cattolica, la Patria e la Famiglia. Perché era nei cosiddetti postriboli che queste tre istituzioni trovavano la più sicura garanzia…”.
A distanza di quasi 50 anni dalle parole di Montanelli, l’assemblea regionale ha votato a favore dell’addio alla legge Merlin. E lo ha fatto con i voti favorevoli di Forza Italia, M5S e Lista Maroni. Contrari Pd e Ncd. L’obiettivo è indire un referendum popolare, ma per richiederlo serve però la richiesta da parte di altre quattro assemblee regionali. La diocesi di Milano boccia subito l’operazione: “Il referendum è una scorciatoia illusoria”.
