Eredità Agnelli, archiviazione per Margherita. Pm: “Conto segreto e società offshore”

MILANO – La Procura di Milano ha chiesto l’archiviazione per Margherita Agnelli e per gli avvocati Charles Poncet e Emanuele Gamna in relazione alla complessa vicenda che ruota attorno ad un capitolo dell’eredità di Gianni Agnelli. Margherita Agnelli e il legale Poncet erano accusati di tentata estorsione nei confronti dell’avvocato Gamna, che a sua volta era accusato di falso in scrittura privata. Stando alle ricostruzioni dei pm, Margherita Agnelli e Poncet avrebbero fatto pressioni su Gamna minacciando una denuncia per evasione con lo scopo di fargli firmare un documento in cui riconosceva di aver lavorato non per lei, ma a favore di Gianluigi Gabetti e Franz Grande Stevens per pilotare i fondi neri dell’eredità Agnelli verso il figlio di Margherita, Jaky Elkann.

Una vicenda intricata e con ancora molti punti oscuri, tanto che nell’ambito delle indagini della Procura di Milano sarebbero spuntate anche alcune società off-shore, legate all’eredità di Gianni Agnelli. L’inchiesta, infatti, ha toccato anche i risvolti su un presunto ‘tesoretto’ dell’ Avvocato all’estero. Sin dagli anni ’70, scrivono i pm,  a Gianni Agnelli sarebbero stati riconducibili ‘‘tre moli” in Costa Azzurra, ‘schermati’ attraverso ”una finanziaria” e ”due società off-shore”.Nella richiesta di archiviazione, però, i pm Fusco e Ruta segnalano la ”mancata collaborazione” in relazione a rogatorie in Svizzera e Liechtenstein.

Eppure secondo gli inquirenti ci sono ”molteplici indizi che portano a ritenere come verosimile l’esistenza di un patrimonio immenso in capo al defunto Giovanni Agnelli, le cui dimensioni e la cui dislocazione territoriale non sono mai stati compiutamente definiti”. I pm parlano anche della ”disponibilità della famiglia Agnelli di schermi attraverso cui detenere beni celandone provenienza e titolarità”.

I tentativi di ”far luce” sul presunto ‘tesoro’ all’estero dell’Avvocato, però – scrivono i pm di Milano – ”sono stati vanificati” sia in Liechtenstein, ”ove avevano sede fondazioni, trust e Anstalt riconducibili a Giovanni Agnelli”, che in Svizzera ”dalla mancata collaborazione della locale autorità giudiziaria”.

Le rogatorie, infatti, ”sono state respinte sulla base dell’assunto, non del tutto condivisibile, che le richieste avevano esclusiva finalità fiscale”. I magistrati, dunque, non sono riusciti a ricostruire ”l’entità del patrimonio estero (mai reso noto) di Giovanni Agnelli”. Tuttavia, i dati raccolti ”sono sufficienti a rendere, quantomeno in astratto, credibile l’iniziativa giudiziaria della figlia” Margherita, che ha intrapreso un ‘battaglia giudiziaria’ sull’eredità del padre. E, proseguono i pm, le indagini hanno portato ”ad escludere” che Margherita Agnelli, con i suoi legali, tra cui Charles Poncet, ”abbia perseguito, attraverso le richieste indirizzate all’avvocato Gamna, un intento estorsivo”. La figlia dell’Avvocato Agnelli, secondo i pm, non stava perseguendo un ”profitto ingiusto” ma avanzava una ”legittima pretesa alla ostensione completa del patrimonio paterno una volta aperta la successione”.

A sostegno della tesi dei pm ci sarebbero poi le dichiarazioni di un ex funzionario di Morgan Stanley che ”ha affermato di aver sempre saputo che presso la filiale di Zurigo esisteva una provvista direttamente riferibile all’avv. Gianni Agnelli per una cifra compresa tra gli ottocento milioni e il miliardo di euro, fiduciariamente intestata e detenuta attraverso molteplici conti da Siegfried Maron”, uno dei consulenti dell’Avvocato.

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Daniela Lauria