BARI, 28 SET – Sarà quasi certamente la procura di Bari ad indagare sui soldi che Silvio Berlusconi ha elargito a Gianpaolo Tarantini. L'indicazione arriva direttamente da piazzale Clodio (la procura di Roma è l'unica attualmente in possesso dell'incartamento 'originale', trasmessogli da Napoli) e potrebbe essere ufficializzata domani.
La decisione sarebbe legata alla necessità di definire la posizione di Valter Lavitola, il giornalista latitante nei confronti del quale pende un'ordinanza di custodia cautelare in carcere (per estorsione) emessa dal gip di Napoli e che rischia di decadere se non rinnovata entro 20 giorni dal deposito delle motivazioni del tribunale del Riesame del capoluogo campano, che risalgono al 26 settembre.
Inoltre, nell'inviare il carteggio a Bari gli inquirenti romani si riserverebbero un'ulteriore analisi nel merito della vicenda. Per questo motivo la procura capitolina ha sollecitato i colleghi napoletani ad inviare tutti gli atti dell'inchiesta.
Ma sulla questione della competenza della procura barese incombe l'incognita della connessione del fascicolo istruito a Napoli con quello avviato dalla procura di Lecce che indaga sul procuratore di Bari, Antonio Laudati, sul quale sono in corso indagini per verificare l'ipotesi che il magistrato abbia rallentato l'indagine sulle escort.
Laudati è indagato per abuso d'ufficio, favoreggiamento personale e tentativo di violenza privata. Ma dell'esistenza di questo fascicolo e dei reati ipotizzati, Laudati e la procura di Bari – viene fatto osservare – hanno avuto notizia solo dai mass media. Quindi – sempre secondo il ragionamento degli inquirenti – quando arriveranno gli atti, i pm baresi potrebbero chiedere alla procura di Lecce se vi è connessione tra l'inchiesta istruita a Napoli e quella in corso nel capoluogo salentino.
Il quesito sulla competenza funzionale – viene fatto rilevare – è ''inderogabile'' ai sensi degli articoli 11 comma 3 e 12 del Codice di procedura penale che disciplinano i 'casi di connessione', anche in relazione al fatto che in questo caso è indagato un magistrato e la competenza ad indagare sui procedimento connessi – dice la legge – è dello stesso pm che indaga sul collega.
Potrebbe quindi essere la procura di Lecce a dire se vi è o meno un'eventuale connessione.
Una volta giunti a Bari gli atti, la procura dovrebbe iscrivere i nomi di Berlusconi e di Lavitola nel registro degli indagati come atto dovuto. Ma non è escluso che, successivamente, i magistrati decidano di non condividere la decisione del tribunale della Libertà partenopeo che ha stabilito che devono essere gli inquirenti baresi ad occuparsi del fascicolo in cui l'ipotesi originaria di estorsione ai danni di Berlusconi è stata derubricata in induzione (di Berlusconi e di Valter Lavitola) a far rendere (a Tarantini) dichiarazioni mendaci nell'ambito del procedimento in corso nel capoluogo pugliese sulle escort che Gianpi ha portato a casa del premier.
Ma alla procura generale della Cassazione possono ricorrere sia i pm romani sia quelli di Napoli: questi ultimi possono infatti sempre impugnare l'ordinanza del tribunale della Libertà, nel caso in cui intendano ribadire la propria competenza. Insomma, una vicenda che resta molto intricata.
