ROMA – L’attivita’ estorsiva ”e’ diventata meno oppressiva” rispetto a 20 anni fa: oggi ”c’e’ piu’ tollerabilita’ verso chi non paga il pizzo e meno oppressione sugli importi da versare. Questo rende piu’ difficile la reazione” di imprenditori e commercianti che la subiscono.
E’ la tesi del presidente onorario della Federazione delle associazioni antiracket (Fai), Tano Grasso, intervenuto oggi a Roma durante una conferenza stampa, promossa per presentare il documentario su Libero Grassi (”Libero nel nome” di Pietro Durante), che sara’ trasmesso domani sera su Raidue a 21 anni dalla denuncia di estorsione fatta da Grassi attraverso una lettera pubblicata sul Giornale di Sicilia.
Secondo un’analisi elaborata da Grasso, attualmente ”su 60 esercizi commerciali di Ercolano (Napoli) a cui e’ stato chiesto di pagare il pizzo, la maggior parte ha versato un importo non superiore ai 1.500 euro l’anno: 11 hanno versato meno di 1.000 euro, 32 fino a 1.500. Importi compatibili con il bilancio aziendale”.
Secondo Grasso, ”ancora oggi – anche dai segnali che arrivano dal governo tecnico – non c’e’ consapevolezza” del fatto che queste problematiche prima di essere ”materia criminale sono materia economica” e per contrastare il fenomeno mancano ”sforzi sostanziali da parte delle associazioni di categoria”.
”La mafia non puo’ rinunciare a quei 50 euro estorti ai commercianti e agli imprenditori, che le riconoscono la sovranita’ sul territorio – ha sottolineato Maurizio De Lucia della Direzione nazionale antimafia – e larga parte dei commercianti si preoccupa se la mafia non e’ ancora passata a riscuotere il pizzo. Il grande sforzo che ci aspetta e’ sotto il profilo culturale e non solo repressivo”.
A Palermo, ha ricordato l’esponente di Addiopizzo Daniele Marannano, oltre ”700 operatori economici a Palermo e piu’ di 10 mila consumatori” hanno aderito al ”consumo critico”, per favorire la denuncia di chi subisce il racket. Ma le denunce di estorsione riguardano al momento ”solo 100-200 imprenditori” contro ”i 10 mila paganti”, ha osservato il presidente di Libero futuro, Enrico Colajanni”.