RUBIERA (REGGIO EMILIA) – ''Non e' corretto dire che il tribunale di Torino ha imposto la prescrizione per tutte le vittime di Rubiera. La prescrizione e' stata riconosciuta solo per alcuni periodi, ecco perche' alcune richieste di risarcimento sono passate e altre no''.
Cosi' l'avvocato Ernesto D'Andrea, che rappresenta la Provincia di Reggio Emilia e 45 famiglie delle vittime reggiane che lavoravano nello stabilimento Icar (poi diventato Eternit) di Rubiera, spiega la sentenza con cui ieri il tribunale di Torino ha condannato a 16 anni di carcere i vertici della multinazionale Eternit.
Nella cittadina emiliana i reati contestati (omissione dolosa di cautele anti-infortunistiche e disastro ambientale) si riferiscono al periodo compreso tra il 1966 e il 1974. E la prescrizione dovrebbe fermarsi intorno al '71, ma la data non e' ancora certa.
A Rubiera, ricorda l'avvocato, le vittime accertate sono 64 e 120 le richieste di risarcimento danni presentate complessivamente, di cui circa 105 da parte di parenti degli operai, il resto di istituzioni e sindacati. ''Ma per capirne di piu' aspettiamo di leggere il dispositivo della sentenza. Si parla di oltre 1000 pagine'', precisa il legale aggiungendo di aver gia' chiesto l'invio del materiale (''Ma ci vorra' almeno una settimana per averlo'').
Sul perche' del 'distinguo' dei tempi di prescrizione, D'Andrea spiega che si tratta di ''un fatto tecnico-giuridico che va valutato attentamente proprio leggendo le carte''. A questo punto, pero', la diversa tempistica della prescrizione rischia di creare differenze tra operai ed enti al limite della beffa: mentre per i primi vale il periodo in cui hanno lavorato alla Icar (e non quando si sono ammalati), un ente non e' legato a un lasso di tempo, diventando quasi 'immune' dalla prescrizione.
Da confutare, per l'avvocato, anche l'ipotesi che in sede di acquisizione delle prove, alla procura torinese non siano state fornite prove sul fatto che i danni da amianto abbiano continuato a manifestarsi nonostante la chiusura dello stabilimento, avvenuta nel 1994. ''Questo non e' plausibile, anche perche' ad esempio la Regione Emilia-Romagna ha fatto una quantificazione precisa delle spese sostenute per la bonifica dell'area, e ammontano a oltre 2 milioni di euro''.