
ROMA – Expo. Black bloc fermati la sera prima ma liberati dal giudice: “Solo graffitari”. Si poteva fare di più per impedire le devastazioni a Milano da parte dei black bloc? Forse sì, se si considera che lo sforzo di prevenzione da parte delle forze dell’ordine di isolare e riconoscere i più violenti prima dell’inaugurazione è stato in qualche caso frustrato dal giudice che non ha firmato, per esempio, gli ordini di espulsione richiesti.
Per cui casseur antagonisti sorpresi a Milano con mazze e bastoni, con curriculum anarchico/antagonista, precedenti per droga e permanenze in varie carceri europee, sono stati rilasciati perché il giudice ha creduto alla loro versione: siamo writer, artisti della bomboletta, graffitari.
Emblematica, a questo proposito, la storia raccontata da Gianni Santucci sul Corriere della Sera di Joseph L., inglese di Leeds, salvato e non espulso come richiesto dalla Polizia (che non ne ha chiesto l’arresto) dal giudice della sezione immigrazione del Tribunale. O come la storia dei 13 francesi pizzicati con bastoni e coltelli: non avevano documenti, non potevano essere espulsi. In ogni caso, nessuno di loro ha fatto ricorso a un difensore d’ufficio: per ognuno, inglesi, tedeschi, la rete anarchica ha provveduto per l’assistenza legale, la stessa fornita agli anarchici milanesi del Giambellino e dei No-Tav .
In due giorni, tra 28 e 30 aprile, la questura ha chiesto l’allontanamento dall’Italia per dieci presunti anarchici. Solo tre provvedimenti sono stati convalidati dal Tribunale; altri 3 sono stati accettati solo al secondo «tentativo», dopo che la Digos ha trovato per la seconda notte consecutiva, nelle medesime case occupate del Giambellino, gli stessi tedeschi con fumogeni e maschere antigas. Quattro richieste sono state rifiutate. Per tredici francesi trovati con bastoni e martelli, infine, non è stato neppure possibile firmare il provvedimento: erano senza documenti (comportamento tipico dei casseur «in trasferta») e il consolato è stato poco solerte nella collaborazione, facendo scadere i termini. (Gianni Santucci, Corriere della Sera).
