
PALERMO – Da anni prendeva 832 euro al mese di sussidio per i precari dalla Regione Sicilia, ma è stato trovato dalla polizia di Palermo con due pistole, passamontagna e guanti a bordo dell’auto, una Fiat Uno. Nella macchina insieme a Fabio Pispicia, inserito come precario nel bacino degli ex Pip, c’era un’altra persona. Gli investigatori stanno cercando di appurare se il commando stesse per commettere un delitto nell’ambito di una presunta guerra di mafia per il controllo del territorio o per tentare una rapina.
Pispicia è stato espulso dal bacino dei precari, assieme ad altre 24 persone, pochi giorni fa, dopo, i controlli in corso da parte della Regione sui quasi tremila beneficiari del sussidio, disposti dal governatore Rosario Crocetta.
Gli ex Pip fanno parte del progetto “Emergenza Palermo” riservato a ex detenuti e soggetti svantaggiati. Creato in seno al Comune di Palermo, questo bacino qualche anno fa fu assunto dalla Social Trinacria Onlus in convenzione con la Regione all’epoca del governo di Raffaele Lombardo per svolgere lavori di pulizia e facchinaggio nelle scuole e negli ospedali, ma Crocetta l’anno scorso decise di recidere il rapporto per una serie di anomalie e i precari tornarono in “Emergenza Palermo”, passando nuovamente al sussidio.
Fabio Pispicia è fratello di Salvatore, boss di Porta Nuova condannato nel processo Gotha, e cognato di Tommaso Lo Presti, uno degli scarcerati eccellenti del mandamento mafioso. Alle spalle ha qualche piccolo precedente per spaccio di stupefacenti e ricettazione.
I 25 ex Pip sono stati espulsi dalla Regione per vicende di natura penale, altri 86 invece sono stati dichiarati decaduti perché hanno un reddito Isee superiore ai 20 mila euro previsti dalla legge.
Oltre a Pispicia, nella lista dei 25 precari del bacino “Emergenza Palermo”, espulsi dalla Regione perché non in possesso dei requisiti di moralità e buona condotta per potere continuare a percepire il sussidio di 832 euro, ci sono cognomi “pesanti” di noti boss di Cosa nostra.
L’elenco è in mano agli investigatori: il timore è che la Regione, in assenza di controlli mai avvenuti in passato, abbia dato dato soldi pubblici a persone legate alla mafia e che hanno commesso diversi reati. Alcuni, come ha rivelato il governatore Crocetta, percepivano l’assegno mentre si trovavano in carcere.
