
ANCONA, 4 NOV – Ucciso a sprangate per una partita di cricket. È successo a Fabriano (Ancona) dove un indiano di 25 anni, Arvinder Dhaliwal, ieri sera è stato massacrato a sprangate da un gruppetto composto da 7-8 persone, per la maggior parte connazionali, mentre si trovava al bar con gli amici.
Quattro giovani – S.S, 22 anni, S.J., anche lui 22enne, S.P., 27 anni, tutti e tre indiani, e I.R., 25 anni, del Bangladesh – sono in stato di fermo di polizia giudiziaria per omicidio volontario. Altre due persone, di cui un minorenne, sono indagate.
La tragedia si è consumata per strada intorno alle 20 di domenica 3 novembre.
Due auto, con a bordo gli aggressori, hanno raggiunto il bar Nuovo e cominciato a colpire con sprangate, soprattutto alla testa, il 25enne, mentre gli amici di Arvinder sono scappati dentro il bar.
Quando la polizia è arrivata sul posto, per il giovane non c’era praticamente più nulla da fare: ricoverato in coma nell’ospedale di Fabriano è morto nel pomeriggio del 4 novembre. Gli agenti del commissariato di polizia, diretti dal vice questore aggiunto Mario Russo, hanno lavorato tutta la notte per rintracciare gli autori della spedizione punitiva, riuscendo a risalire ai quattro fermati grazie alla targa, parziale, di una delle due auto e a rintracciarli a Matelica e Tolentino.
Tutti i giovani coinvolti nell’aggressione sarebbero tifosi di cricket, e la vittima avrebbe fatto le spese di vecchie ruggini per una vecchia partita.
La comunità indiana di Fabriano, intanto, si è chiusa a riccio.
Secondo la Cgil, quello indiano è un gruppo che conta circa 300-350 persone, impegnate soprattutto nel settore agricolo: il giovane ucciso era boscaiolo così come molti suoi parenti.
Una comunità apparentemente ben integrata e, almeno fino a poco fa, tranquilla, che aveva registrato una lieve diminuzione nel numero dei suoi appartenenti, trasferitisi altrove a causa della crisi del distretto fabrianese degli elettrodomestici. Dhaliwal era cognato del capo della comunità Sikh.
I familiari – una sorella che vive in zona e un fratello che risiede in Svizzera – avevano manifestato, da quel che si apprende, la volontà di donare gli organi, ma l’espianto per il momento è stato bloccato in attesa dell’autopsia disposta dal pm Marco Pucilli.
