ROMA – Il marito l’aveva sfigurata con l’acido in Pakistan per aver chiesto il divorzio. Lei fuggì in Italia, dove dopo 39 interventi non riuscì mai a recuperare un aspetto normale. La storia di Fakhra Younas è raccontata nel libro “Il volto cancellato”, scritto con la giornalista Elena Doni, e sarebbe dovuta di esempio per le donne islamiche costrette a violenze continue. Ma la depressione ha vinto la battaglia e Fakhra si è uccisa a Roma, lanciandosi dal sesto piano di una palazzina in via Segre, dove abitava con il figlio di 17 anni che l’ha trovata al suo rientro da scuola.
Una storia di violenze quelle di Fakhra, ballerina di Karachi che a 20 anni chiede il divorzio ad un marito violento. Lei ed il figlio Neuman fuggono dalla casa del marito, figlio di in potente uomo pakistano. Per vendetta e gelosia il marito le getta dell’acido sul volto mentre dorme, sfigurandola. L’ultima violenza prima della fuga in Italia nel 2001, dove venne accolta nella casa di accoglienza madre-bambino dell’Infernetto a Roma.
La violenza brutale non le ha segnato solo il viso, ma anche l’anima. Depressione alternata a stati di tranquillità, che per tre volte l’ha portata a tentare il suicidio con psicofarmaci e alcol. Questa volta però a salvarla da sé stessa non c’è stato nessuno e la depressione ha vinto.
Elena Doni, la giornalista coautrice del libro, ha detto: “È una morte che mi rattrista molto, perché lei era un sogno di riscatto che non si è verificato. Purtroppo, nonostante l’impegno di molte persone che hanno cercato di aiutarla, non si era mai integrata completamente. Aveva avuto un passato molto difficile, segnato prima dalla vita con la madre, una prostituta, e poi dalle violenze del marito”.
Valerio Cervelli, il chirurgo che l’ha operata 39 volte, ha pianto alla notizia della sua morte: “L’ho sentita per l’ultima volta due settimane fa e fisicamente stava bene, ma a volte le ferite interiori sono molto più difficili da curare e penso siano queste ad averla spinta a questo gesto”. Per lo psichiatra che l’aveva in cura lasciarla sola è stato l’errore fatale. Di nuovo sola ad affrontare il suo dolore, che questa volta l’ha sopraffatta.