VENEZIA, 28 GEN – Non riuscendo piu' a ottenere soldi per l'acquisto di cocaina una commessa veronese, 25 anni all'epoca dei fatti, aveva accettato quattro anni fa il 'consiglio' di un'amica di incrementare le entrate contraendo per ottomila euro un falso matrimonio con un marocchino, di otto anni piu' grande, privo di permesso di soggiorno.
Il sistema, secondo i finanzieri oltre a finanziare la giovane, in cambio del fatidico 'si'' in Comune, avrebbe consentito al marocchino di ''regolarizzare'' la propria posizione in Italia.
La vicenda e' venuta alla luce nel corso dell'operazione antidroga denominata "Redemption" della Sezione Mobile del Nucleo di Polizia Tributaria di Vicenza, indagini che nel biennio 2008-2009, avevano consentito, tra l'altro, l'esecuzione di 45 misure cautelari in carcere nei confronti di soggetti coinvolti in attività di spaccio di sostanze stupefacenti. Tra queste storie, emerse anche quella della giovane commessa che dovette fornire mille spiegazioni al fidanzato ufficiale convivente quando i finanzieri, perquisirono la loro abitazione in cerca di stupefacente. Grande lo stupore del ragazzo di cinque anni piu' giovane della donna, secondo la Gdf, che con la compagna aveva una relazione stabile. In pochi minuti scopri', che la sua amica si era sposata, pochi mesi prima, con un marocchino, con cui risultava formalmente risiedere in altro Comune e di cui egli mai aveva prima, naturalmente, sentito parlare.
Le Fiamme Gialle hanno potuto constatare come la giovane, infatti, si fosse trasferita, nel luglio del 2008, dal suo Comune originario, quello di Pressana (Verona), a Santa Margherita D'Adige nel padovano, e non nel veronese come indicato in un primo tempo. Il trasferimento di residenza era stato formalizzato proprio al fine di contrarre il fittizio matrimonio, effettivamente avvenuto il successivo 3 agosto, con l'extracomunitario clandestino. La stessa ''sposa'', nel corso delle indagini, ammetteva i fatti sottolineando di sentirsi quasi frodata dal ''marito'', di cui non conosceva neppure il cognome, il quale, a fronte degli 8.000 euro promessi, gliene aveva poi effettivamente consegnati,in contanti, solo 6.000. Neppure i suoi genitori nulla sapevano del ''genero'' acquisito.
La cerimonia civile era stata officiata nel Comune di Santa Margherita: al momento celebrativo erano presenti soltanto gli sposi e due testimoni, l'amica italiana della donna ed un connazionale dell'uomo.
