Si indaga sulle case popolari realizzate nella cittadina in provincia di Agrigento e mai assegnate, dopo il crollo della palazzina nel centro storico di Favara che sabato ha provocato la morte di due sorelline. La famiglia Bellavia aveva infatti chiesto un alloggio popolare ma secondo le liste comunali non era in graduatoria. L’inchiesta punta a verificare se sulla zona erano state emesse ordinanza di sgombero, sulla lista di assegnazione di alloggi popolari e su come mai le case dell’Iacp pronte siano in stato degrado e non siano state invece subito assegnate.
Del pool di magistrati fanno parte il procuratore capo Renato Di Natale, l’aggiunto Ignazio Fonzo e i sostituti Lucia Brescia e Giacomo Forte. Gli inquirenti hanno acquisito in municipio la documentazione relativa ai 56 alloggi popolari. «Da anni – racconta la sorella di Giuseppina Bello, madre dei due bimbi morti – mio cognato aveva fatto richiesta per l’assegnazione di un alloggio popolare. Nessuno glielo ha però concesso e questo è il risultato».
Replica il sindaco di Favara, Domenico Russello: «Ci sono 56 case popolari in contrada Piana dei Peri che attendono da circa 10 anni di essere consegnate agli aventi diritto. Sono case che purtroppo nel corso degli anni sono state vandalizzate e dunque sono inutilizzabili. Di recente il Comune ha ottenuto un finanziamento di un milione e mezzo di euro da parte della Regione per restaurarle. La famiglia Bellavia a quanto mi risulta, non era però in graduatoria».