AVELLINO – L'annuncio della Fiat Industrial di cessare le attivita' produttive alla Irisbus di Valle Ufita, in provincia di Avellino, con conseguente messa in mobilita' e licenziamento per i 681 dipendenti tra operai ed impiegati, ha avuto come effetto immediato quello di far triplicare il presidio interno di una ottantina di operai che da ieri sera avevano occupato la sala mensa: da questa mattina, il presidio interno puo' contare su duecento persone e su almeno altre trecento nei pressi degli ingressi allo stabilimento.
Intanto, almeno fino al tardo pomeriggio, nessuna conferma e' arrivata da Roma sull'incontro che dovrebbe tenersi il prossimo 21 settembre su convocazione della presidenza del Consiglio.
L'annuncio che Fiat ha diramato da Francoforte, dove si trovano l'ad, Sergio Marchionne, e i vertici del gruppo per presentare la Nuova Panda al salone dell'auto, in Valle Ufita viene commentato anche in termini ''positivi'': ''La decisione di Fiat era nota e nessuno si aspettava la retromarcia. In fondo dobbiamo ringraziare Marchionne perche' adesso la vertenza entra a pieno titolo sullo scenario nazionale, dopo essere stata per mesi in un cono d'ombra''.
In pratica, e' questa la tesi prevalente, nessun rimpianto: anzi. ''L'uscita definitiva di Fiat – sostengono – costringera' governo, parlamento, sindacati e partiti politici ad uscire da ogni ambiguita' e ad assumersi, ognuno, la propria parte di responsabilita'. A cominciare da quella che stabilisca una volta per tutte che il sito di Valle Ufita e' destinato esclusivamente alla costruzione di autobus e mettendo mano quindi alla definizione di un piano per la riqualificazione del trasporto pubblico locale in Italia''.
Dura e' la presa di posizione dei sindacati che mettono sullo stesso piano le responsabilita' della Fiat e del governo. ''Sono sconcertato dalla decisione annunciata da Fiat e ci sentiamo presi in giro dalle tattiche dilatorie del governo – dice Mario Melchionna, segretario della Cisl – che con il sottosegretario Gianni Letta si era impegnato a convocare un incontro, mai avvenuto, a Palazzo Chigi. Ma non molleremo, l'Irisbus non si puo' chiudere perche' e' l'unico stabilimento italiano in grado di produrre autobus''. Sulla stessa linea Rifondazione comunista.
In una nota, il segretario di Avellino, Tony Della Pia, afferma che ''la provocazione della Fiat deve essere respinta. L'arroganza di Marchionne e' insopportabile. I sindaci si schierino concretamente con i lavoratori consegnando le loro dimissioni al governo''.
Di ''rischi per l'ordine pubblico'' parla la Cgil di Avellino. Il suo segretario, Vincenzo Petruzziello, accusa Fiat ''di assumersi una doppia responsabilita', con la complicita' del governo: di mettere sul lastrico centinaia di famiglie e mettere a rischio la tenuta democratica di una intera provincia''.
La Cgil chiama di nuovo in campo la Regione Campania: ''Ci aspettiamo che intervenga in maniera decisa contro il governo per sollecitare soluzioni condivise''. Lo stesso sindacato annuncia che venerdi' prossimo sara' davanti ai cancelli della Irisbus Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale Fiom.