Alla seconda bocciatura il padre non ce l’ha fatta più e ha deciso di revocare l’assegno mensile al figlio diciannovenne. Il ragazzo denuncia il genitore separato dalla madre, ma il giudice dà ragione al papà: basta ai soldi, non viola le regole di legge.
Nell’estate 2009 il padre imprenditore scrive una lettera al figlio un po’ somaro e lo esorta a trovarsi un lavoro «finalizzato a un futuro dignitoso per chi, alla tua età, deve essere considerato un uomo». Poi il figlio Roberto lo denuncia: «I toni utilizzati apparentemente finalizzati a scopi educativi violano il diritto dovere dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli dettato dalla Costituzione », scrive l’avvocato del ragazzo, Tatiana Ruperto, in un esposto.
Il pubblico ministero Luca Gaglio però dà ragione al padre e il suo stop ai soldi perché l’uomo, scrive il magistrato, «pare mosso dall’intenzione di stimolare la crescita del figlio, bocciato per due volte di seguito, prospetta al ragazzo una serie di opzioni di crescita e nel dichiarare di non corrispondere più la somma ne enuncia i motivi e manifesta la propria disponibilità ad aiutare il figlio in diversi modi». Quindi «non può affermarsi che sia mosso dall’intenzione di violare degli obblighi, ma al contrario da quelli di aiutare il figlio a maturare».
