“Negli ultimi tre anni la Grossi non poteva davvero lamentarsi perché ha ricevuto un sacco di lavori per effetto della circostanza che il sistema costruito pagava tangenti attraverso le sovrafatturazioni”. È il 9 dicembre 2010 e, come riporta Fiorenza Sarzanini per il Corriere della Sera, nel carcere di Regina Coeli, di fronte al procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e al sostituto Paolo Ielo, parla Lorenzo Cola, il consulente di Finmeccanica arrestato a luglio per riciclaggio e ora accusato anche di frode fiscale e corruzione aggravata.
Dopo aver consegnato due memoriali ha deciso di collaborare con i magistrati e nell’interrogatorio rivela il sistema corruttivo che avrebbe consentito alla Selex – società controllata da Finmeccanica e amministrata dall’ingegner Marina Grossi, moglie del presidente della holding Pierfrancesco Guarguaglini – di ottenere appalti dall’Enav, l’ente di assistenza al volo.
Già nel verbale del 14 ottobre 2010 Cola aveva mostrato di voler rivelare ruoli e compiti dei vertici manageriali: “Effettivamente sono venuto a conoscenza da Paolo Prudente, all’epoca direttore generale dell’ex Alenia, che le aziende che lavoravano dovevano pagare, nel senso che dovevano retrocedere delle somme che in precedenza venivano corrisposte come plusvalenza. In pratica, previo accordo con l’azienda cui veniva affidato l’appalto, veniva pagata dall’Alenia una somma superiore a quella realmente dovuta e veniva poi retrocessa in nero, con pagamento in contanti, la somma pagata di più. Sono venuto a conoscenza, per avermelo detto all’epoca Prudente, che una delle aziende che avevano effettuato questo pagamento in nero era la Seit o Xeit che aveva un grosso appalto con il cliente tramite il ministero dei Trasporti e che aveva retrocesso in contanti a Prudente la somma in più pagata con l’appalto. La Datamax era una società cliente dello studio Iannilli che restituiva in nero i soldi ad Alenia e in particolare a Prudente e all’altra persona che lavorava con Prudente, mi pare si chiamasse Nobili”.
Racconta ancora Cola ai pm: “Io ho fatto ottenere, diversificando l’attività dell’azienda delle nuove commesse per cui sono stato poi pagato in nero dall’azienda medesima che grazie a me era riuscito a ottenere quelle nuove commesse. Io ero riuscito a far ottenere quelle commesse in quanto evidentemente per la mia opera vantavo dei “crediti” nella società che concedeva l’appalto per cui avevo chiesto di far lavorare quell’azienda e poiché avevo fatto realizzare grossi affari alla “società madre” non potevano rifiutarmi tale “cortesia” e cioè di affidare l’appalto all’azienda da me segnalata. Evidentemente quando mi riferisco alla “società madre” intendo Finmeccanica e la società del gruppo che dava gli appalti su mia indicazione a Easy era Selex sistemi integrati, ex Alenia”.
A questo punto il consulente entra nei dettagli: “Voglio riferire in relazione a operazioni recenti che hanno riguardato Enav e Selex sistemi integrati. Io so, per avermelo detto loro, che Iannilli, per quanto riguarda la società Arc Trade, e Di Lernia, per quanto riguarda la società Print Sistem, avevano avuto richieste di denaro da parte di soggetti di Enav, rispettivamente da tale Floresta (l’ex consigliere di amministrazione Ilario Floresta, anche lui già indagato, ndr) e dall’amministratore Pugliesi per poter lavorare con Selex negli appalti Enav. Iannilli e Di Lernia mi hanno detto che successivamente all’ottenimento da Selex dei subappalti in ordine ad appalti ricevuti da Enav, hanno pagato delle somme di denaro rispettivamente a Floresta e a Pugliesi”.
Una circostanza che entrambi hanno negato, accusando Cola di calunnia. Ma il diretto interessato dice: “In sostanza succedeva che Selex per ottenere gli appalti da Enav pagava i soggetti di Enav per tramite di Iannilli e Di Lernia, che a loro volta riconoscevano a me un compenso in ragione del fatturato da loro raggiunto grazie a me che avevo introdotto tale società in Selex”.
