Firenze dice basta alle pubblicità shock: tornano i “braghettoni”?

FIRENZE – Cinquecento anni fa furono ‘imbraghettati’ i genitali del Giudizio universale di Michelangelo. Ora il Comune di Firenze dice stop alle pubblicità choc introducendo una ‘clausola etica’ nel suo nuovo regolamento che vieta messaggi e immagini contrarie al decoro. ”Censori, ipocriti…, così l’arte se ne va da Firenze” commenta a caldo Oliviero Toscani, il celebre fotografo principe dell’immagine provocatoria, di recente attaccato per il suo calendario di pubi femminili.

”Ma quale braghettismo o censura? A Firenze abbiamo solo applicato un po’ di buonsenso”, replica il sindaco Matteo Renzi”, spiegando che ”consentire ad una madre di accompagnare il proprio figlio a scuola senza trovarsi davanti un manifesto sei per tre che ritrae una signorina senza veli che reclamizza un locale per soli adulti mi sembra solo di buon senso”. ”Siamo di nuovo ai ‘braghettoni’, quelli che mettevano agli affreschi di Michelangelo nella Cappella Sistina”, dice l’artista indignato.

”I bacchettoni di Palazzo Vecchio impongono il loro decoro. A quando le mutande al Biancone?”, gli fa eco l’associazione di consumatori Aduc. ”L’Aduc è schizofrenica o in malafede. Si decida una volta per tutte se è davvero dalla parte degli utenti delle famiglie”, replica il vicesindaco Dario Nardella. Il nuovo piano della pubblicità, approvato dalla giunta comunale guidata da Matteo Renzi, dimezza lo spazio destinato ai cartelloni (da 31.400 metri quadrati a 15.000) e prevede che ”gli impianti pubblicitari e la pubblicità esposta non devono avere contenuto ed immagini rappresentative di violenza fisica o morale, nonché lesive del decoro, offensive delle convinzioni morali, civili e/o religiose delle appartenenze di genere, culturali e nazionali della persona”.

E’ lunga e costellata di ‘incidenti’ la storia del rapporto tra immagini pubblicitarie e amministrazioni o cittadini. Qualche mese fa, a Firenze, fu rimosso da Ponte Vecchio un maximanifesto pubblicitario di un supermercato (sponsor) con cucchiai, coltelli e forchette in primo piano. Molto spesso, il messaggio che scatena le polemiche è di carattere religioso, come il cartellone che ritraeva un crocifisso con indosso abiti alla moda di Cantarelli, nella scorsa edizione di Pitti Uomo. La scure s’era abbattuta anche sulla campagna pubblicitaria ‘Thelma e Louise’ – con poliziotti che arrestavano due ragazze in modo un po’ brutale -, subito rimossa.

Polemiche vivaci a Firenze nel 2004 contro i pannelli in tela di Benetton che riproducevano opere d’arte, destinati al loggiato vasariano degli Uffizi. Fa parte della storia anche la ‘censura’ preventiva: nel 1996, il Comune di Firenze bloccò una campagna di un’azienda svizzera che voleva accostare il David ad una marca di bidet. Intanto, per una curiosa coincidenza, proprio in questi giorni a Firenze è visitatissima la mostra ‘Controverses’ al museo Alinari: settanta immagini del XIX e XX secolo che hanno suscitato molte polemiche. Icona, il bacio in bianco e nero tra un prete e una suora.

”Chi giudicherà? Secondo quale morale? – si chiede Oliviero Toscani -. Quella del più potente, quella di Berlusconi? E’ un regolamento totalmente ipocrita e soggettivo. Ma certo, noi stiamo vivendo in un momento di sporcizia ipocrita. Che si vergognino: il sindaco di Firenze Matteo Renzi e il suo assessore alla Cultura se ce l’ha. E’ gente da rottamare, sono giovani sì ma vecchissimi. Sa cosa le dico? Con questo piano Firenze non avrà piu’ l’arte, perché la pubblicità è arte e l’arte deve provocare, altrimenti che cosa è. Così, oltre che essere una città di bottegai sarà anche una città di m…”.

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