Fisco, come si evade: ora lo spiegano i meeting negli hotel

Cene di gala e meeting in alberghi a 5 stelle per insegnare ad evadere il fisco.

La Guardia di Finanza di Padova ha scoperto un vero e proprio giro organizzato da promotori finanziari di noti gruppi banacari che organizzavano incontri a Montecarlo e nel nord Italia, per dare istruzioni agli imprenditori su come evadere il fisco e portare soldi nei paradisi fiscali.

Erano, insomma, dei veri e propri master in tecnica dell’evasione fiscale quelli scoperti dalle Fiamme gialle di Padova: e gli imprenditori, quelli allergici al Fisco, vi partecipavano numerosi, fino a 100 per convention. I luoghi utilizzati per gli insoliti incontri erano tra i più esclusivi: pluristellati hotel del nord-Italia e di Montecarlo. Gli inviti alle persone potenzialmente interessate venivano spediti via e-mail: ‘tax planning’ o ‘pianificazione fiscale erano le frasi ricorrenti sulle brochure che illustravano il programma dei convegni. Peccato per i professionisti dell’evasione e gli imprenditori evasori incappare nelle attività di intelligence della Guardia di finanza.

Ad un finanziere fintosi professionista interessato è, quindi, stato sufficiente “imbucarsi” ed accreditarsi in uno di questi speciali meeting per capire subito che il fine dei partecipanti non era tanto quello di sfuggire alla normale routine della vita quotidiana, bensì al Fisco italiano. I promotori finanziari, infatti, tra una portata e l’altra di raffinata nouvelle cuisine, proponevano agli imprenditori presenti “pacchetti” molto allettanti, all inclusive: era sufficiente dare il proprio consenso per ricevere le chiavi del paradiso, anzi dei paradisi, quelli fiscali ovviamente.

Le investigazioni dei finanzieri hanno scoperto che i consulenti finanziari, in nero e ad insaputa delle banche per le quali lavoravano, aprivano per conto e per nome degli imprenditori interessati, società di comodo in paesi offshore (Panama, Isole Cayman, Antille britanniche e olandesi, Principato di Monaco, Svizzera, Lussemburgo, ecc.), individuando già le persone, quasi sempre faccendieri disposti a tutto per sbarcare il lunario, che avrebbero dovuto “scaldare” la sedia di amministratore delegato.

E non finiva qui: i promotori finanziari utilizzavano anche una società di diritto monegasco, con sede presso un lussuoso hotel di Montecarlo, come domicilio, con tanto di cassette postali, società fasulle e per aprire, a favore degli imprenditori italiani evasori, conti correnti cifrati in una banca del Principato di Monaco. Per rendere il tutto ancora più invitante, la “squadra” di promotori in alcuni casi offriva agli imprenditori alcune “utilità extra”, come ad esempio la possibilità di impiegare parte dei capitali illecitamente portati nei paradisi fiscali in acquisti di yacht da “mille e una notte” da ormeggiare nel porto del Principato di Monaco. In questo modo chi si avvaleva dei servizi offerti dai consulenti, sfruttando le leggi sul segreto bancario tipiche dei Paesi a fiscalità privilegiata, riusciva a trasferire grosse somme di denaro all’estero, sperando di sfuggire alle Fiamme gialle.

Emblematico è il caso di una società di Padova, beneficiaria dei servizi di pianificazione fiscale, scoperta dai finanzieri durante un controllo fiscale. Nell’ufficio del titolare, gli investigatori hanno infatti trovato “carte” che provavano l’esistenza di più conti correnti esteri accesi nel Principato di Monaco e intestati a quella che è risultata la “cassaforte” dei capitali sottratti al Fisco italiano (quasi 2 milioni e mezzo di euro): una società delle Antille britanniche in cui, attraverso bonifici “estero su estero”, confluiva tutto “il nero” dell’impresa italiana.

Intanto a Roma, le Fiamme gialle hanno scovato 14 persone che, dall’Italia, avevano spostato la propria residenza nel Principato di Monaco per godere dei particolari regimi fiscali qui in vigore. Tra questi, uno psicologo, un avvocato, un comico, uno scenografo, alcuni imprenditori e anche qualche finto disoccupato. Tutti erano convinti di farla franca. Forse non sapevano che, per legge, si presumono residenti in Italia i cittadini che decidono di emigrare nei Paesi a fiscalità privilegiata, ossia quelli ricompresi nella black list. Naturalmente è ammessa la prova contraria che, però, nessuna delle 14 persone, fino ad ora, è stata in grado di fornire. Il loro bottino all’estero di circa 10 milioni di euro, spiega la Guardia di finanza, sarà tassato in Italia e dovranno corrispondere una sanzione che va dal 240% al 480% delle imposte dovute.

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