ROMA – Per lavorare, per vincere appalti, bisogna pagare. Gioielli, contanti, assunzioni di figli eccellenti. E’ questo il retroscena sul provveditorato ai Lavori Pubblici guidato fino al 2009 da Angelo Balducci, secondo Francesco Maria De Vito Piscicelli, imprenditore al centro dell’inchiesta romana sui Grandi Eventi. Piscicelli è l’imprenditore che rideva, in vista di succulenti affari, la notte del terremoto a L’Aquila. Ed è lo stesso che qualche giorno fa ha “parcheggiato” il suo elicottero privato sulla spiaggia pubblica di Ansedonia.
“Per ottenere lavori – esordisce – ho sempre dovuto dare in cambio soldi e gioielli, ma anche assumere figli e parenti di chi gestiva le pratiche. Il progettista dei lavori che mi avevano assegnato in occasione dei Mondiali di Nuoto mi è stato imposto da uno dei funzionari della Ferratella. Piscicelli fa anche nomi e mansioni”. Ora sta collaborando con i magistrati e raccontando dettagli sugli affari. La vicenda inizia a novembre 2011. Piscicelli è sotto processo a Firenze per i lavori della scuola dei Marescialli, la sua azienda non è esattamente in buona salute e lui decide di vendicarsi di coloro che, dice, lo hanno “costretto a pagare per cercare di lavorare”. Così si presenta di fronte ai pubblici ministeri e comincia a raccontare.
