ROMA – Il funerale di Prospero Gallinari, ex terrorista delle Brigate Rosse, si è svolto il 20 gennaio tra pugni chiusi e polemiche. C’è chi parla di “vittoria della democrazia”, come fa Andrea Casalegno, figlio del giornalista Carlo ucciso dalle Br. C’è chi si indigna per la presenza di Claudio Grassi, candidato con la lista di Ingroia per Rivoluzione Civile, e difeso da Paolo Ferrero che la definisce un “gesto di umanità”. Una presenza “inaccettabile” secondo l’Idv, che ha messo a rischio l’alleanza con Rivoluzione Civile. E ancora Sabina Rossa, figlia del sindacalista Fiom ucciso dalle Br nel ’79, che parla di “immagine superata, idee morte e sepolte”.
Casalegno, in un’intervista al Corriere della Sera, parla di “vittoria della democrazia”. E in quanto vittoria, il rovescio della medaglia è una sconfitta per gli ex terroristi delle Br. Sconfitta perché il regime che combattevano non esiste, quel regime, spiega Casalegno, gli avrebbe impedito “il funerale, i cori e gli striscioni”.
Ferraro, alle polemiche dell’Idv sulla partecipazione di Grassi al funerale dell’ex brigatista suo amico, ha replicato: “Trovo incredibile – e frutto di un fraintendimento – che la partecipazione di Claudio Grassi, della segreteria nazionale di Rifondazione Comunista, al funerale di Prospero Gallinari, determini una polemica politica. Grassi è di Reggio Emilia come Gallinari e si conoscevano da sempre. Nella politica e nella vita hanno fatto scelte opposte: Grassi il PCI, Gallinari le BR. La condanna di Grassi del terrorismo non sta rinchiusa solo nelle dichiarazioni verbali ma in una vita passata a costruire ed organizzare lotte e partecipazione democratica alla luce del sole, nel PCI e poi in Rifondazione Comunista. Il contrario del terrorismo”.
Poi parla di “gesto di umanità”: “Ma Grassi non è solo un dirigente politico è anche una persona che ha conosciuto Gallinari e ha quindi scelto di partecipare al suo funerale. Questa partecipazione è una testimonianza della sua umanità e in nessun modo può essere confusa con altro. Un tempo si diceva ‘riposa in pace’, nella consapevolezza che almeno di fronte alla morte le polemiche dovevano – almeno per un minuto – cessare. Voglio sperare che questo briciolo di umanità possa resistere ancora oggi e si chiuda qui una polemica che non ha alcun fondamento, perché la nostra condanna del terrorismo è totale”.
Rossa, intervistata dal Messaggero, dice che ”quei pugni chiusi non mi hanno sconvolta” e che anzi ”vedere i vari Fiore, Seghetti, Scalzone e Curcio che inneggiavano a certi valori mi ha fatto pensare a una foto in bianco e nero, più che altro. Una immagine superata. Sono idee morte e sepolte” ma, aggiunge, ”vanno spiegate ai più giovani”.