Garante Privacy: “Responsabile chi commissiona chiamate più di call center”

Antonello Soro, presidente dell’Autorità Garante per la Privacy

ROMA – Servono sanzioni più pesanti per fermare l’assalto dei call center. E’ quanto auspicato dal Garante per la Privacy, Antonello Soro, in un’intervista al quotidiano la Stampa. In particolare vanno colpiti i veri responsabili, le aziende, che commissionano le chiamate promozionali e che ora invece se ne lavano le mani, scaricando tutta la colpa sui call center. In Italia, l’unico strumento di difesa a disposizione degli utenti è il cosiddetto Registro delle Opposizioni che, per chi ha la fortuna di accedervi, garantisce un discreto grado di protezione. Ma per tutti gli altri, la stragrande maggioranza, vale la resistenza caso per caso, spesso con scarsi risultati a fronte di un notevole dispendio di energie. E’ lo stesso Soro ad ammettere i limiti del Registro:

“Il problema – spiega alla Stampa – è che il registro delle opposizioni è accessibile solamente agli utenti presenti negli elenchi telefonici che sono circa 13 milioni di utenti su un totale 115 milioni di linee attive tra fisse e mobili. E di questi solo 1,3 milioni è iscritto al Registro”

Ai restanti 100 milioni, non resta che:

“far valere le regole del consenso e quindi contattare i singoli operatori per eventualmente revocare un consenso che spesso magari è stato rilasciare senza troppo riflettere. Il problema è che in molti casi la revoca non è sempre facile, perchè se ad esempio si è autorizzato il passaggio dei dati anche a terzi si entra in un mercato degli indirizzari che non voglio dire che è fuori controllo ma certamente crea problemi. Questo per restare nel campo del lecito, perché se poi passiamo all’illecito troviamo un sottobosco di call center minori che utilizzano indirizzari di varia provenienza attuando una concorrenza sleale nei confronti di chi invece rispetta le regole. E che sempre di più, soprattutto per le chiamate che arrivano dall’estero, mascherano pure il numero chiamante e privando l’utente di qualsiasi difesa”.

A tal proposito l’Authority italiana si è attrezzata per stanare i numeri oscurati:

“Abbiamo attivato una procedura di accesso ai numeri oscurati, tramite la compagnia telefonica di chi riceve la chiamata, che già da qualche settimana ci consente di mettere in campo un contrasto più efficiente individuando il numero di chi chiama. Inoltre nelle prossime settimane renderemo disponibile sul nostro sito un nuovo “form” per rendere più agevole inoltrarci direttamente on line le segnalazioni”

Intanto il Garante ha messo a punto un vademecum di autodifesa per orientare i consumatori nel Far West del marketing selvaggio. Si chiama “Viva i consigli, abbasso lo spam. Dal telefono al supermercato: il marketing a prova di privacy” e spiega agli utenti come impedire a un’impresa di violare la nostra privacy, intromettendosi senza consenso nella nostra vita quotidiana con telefonate o messaggi indesiderati, oppure spiando di nascosto i nostri acquisti.

Quanto al profilo sanzionatorio, il problema è che attualmente alle imprese costa meno pagare le multe piuttosto che tenere aggiornati i database. Ecco perché il Garante chiede multe più pesanti:

“Bisognerebbe attribuire più responsabilità ai committenti delle campagne promozionali che ora invece scaricano tutto sui call center e se ne lavano le mani. Poi bisognerebbe allargare la portata e l’efficacia del Registro delle opposizioni. Andrebbe valutata l’iscrizione al registro di tutti gli utenti fissi e mobili in maniera tale da rendere possibile a tutti i cittadini di opporsi o meno alle chiamate, riducendo magari anche il costo di consultazione a carico delle imprese. Infine servirebbe un regime sanzionatorio in campo al garante più efficace di quello attuale”.

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Daniela Lauria