Garibaldi e la pietà per i nemici «Fratelli sbranati dai fratelli»

da: Corriere della Sera

L’ impressione che l’ esito della battaglia di Calatafimi – vinta il 15 giugno 1860 da millecinquecento garibaldini e picciotti contro un numero di poco superiore di soldati bene armati del generale borbonico Francesco Landi – aveva scosso nel profondo la popolazione siciliana venne da molti segnali. Nel percorso fino ad Alcamo, e poi verso Partinico, Giuseppe Garibaldi fu accolto come un trionfatore. Correvano di bocca in bocca le più singolari leggende, come quella di chi asseriva di aver visto che le pallottole dei fucili rimbalzavano sui corpi dei volontari, senza scalfirli. Il segno probabilmente più significativo, certo il più lugubre, del mutamento nei rapporti fra popolazione e truppe borboniche occupanti venne durante l’ attraversamento di Partinico da parte della colonna del generale Landi che si stava ritirando verso Palermo. I battaglioni – raccontò nel suo appassionante diario il cappellano dell’ esercito borbonico Giuseppe Buttà – «disorganizzati marciavano alla ventura, mischiati con carri, artiglieria o cavalleria». A corto di rifornimenti, i soldati avevano cercato di procurarsi cibo e alloggio – come era loro consuetudine – con le requisizioni forzate. La gente del villaggio si era barricata in casa, rifiutando ogni appoggio. Dalle finestre partivano fucilate. Si era scatenata un’ ondata di barbare violenze da parte della…

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