COMO, 17 FEB – Livia e Alessia non si sarebbero mai e poi mai separate dai loro pelouches. Dimenticati durante la fuga senza ritorno di e ora rimasti a casa, a Morges, stretti convulsamente dalle mani di Irina Lucidi come se quei pupazzi potessero aiutare in qualche modo a riportare a casa le figlie. E forse, a dar credito all’ultima segnalazione, le gemelline scomparse potrebbero aver chiesto al loro papà di ricomprare quei giocattoli durante la fuga.
Una richiesta che potrebbe aver convinto l’ingegnere svizzero a far una breve sosta al centro commerciale ‘Bennet’ di Tavernola una frazione di Como, ad un tiro di schioppo dalla dogana di Chiasso. Qui c’è chi giura – al primo piano del centro commerciale – di aver riconosciuto Livia e Alessia in compagnia del loro papà. E’ Anita Salvalaggio, 58 anni, titolare del negozio ‘C’Art’.
”Mi ricordo delle due bambine bionde, specialmente di quella con gli occhiali – dice Anita – sarà stato forse tre settimane fa, c’era il papà con loro quando sono entrate in negozio. Ma non di questa donna che si dice essere in loro compagnia. Se c’era non è entrata in negozio”.
Anita spiega di aver venduto a quel signore biondo che ”sembrava avere molta fretta” e che era rimasto fermo all’ingresso del negozio, due pelouches, un tigrotto e una pecorella. Un ricordo che si era sbiadito nella mente della donna ma che ieri sera, dopo la trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ è tornato vivido. ”Ho detto alle due gemelle: ‘che bravo papà che avete’, dopo che quell’uomo le aveva accompagnate nel negozio a prendere i pelouches. Quando ieri ho visto la trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ – dice Anita Salvalaggio – ho detto a mia figlia ‘dai chiamiamo’. Poi non c’e’ l’ho fatta a telefonare: quelle due bambine erano bionde, me le ricordo benissimo e anche il papà che assomigliava tanto a Matthias. Sono entrate in negozio, erano tranquillissime, e hanno gironzolato tra i banchi”.
Se la segnalazione della negoziante risultasse attendibile, si dovrebbe ripensare alle tappe della fuga di Schepp. Secondo la ricostruzione fatta fino ad oggi dagli inquirenti, l’ingegnere avrebbe infatti attraversato il confine svizzero dal lato francese prima di prendere il traghetto per la Corsica. Sulla ‘presenza’ dell’uomo in Lombardia sono giunte altre segnalazioni alla trasmissione di RaiTre. Prima quella di una donna e poi da un uomo, che ha indicato di aver visto Schepp, la donna e le bimbe un sabato di gennaio nel reparto giocattoli del centro commerciale Bennet di Cantù (Como). Un centro, guarda caso, della stessa catena che dista pochi chilometri da quello di Como.
Ma anche un’altra segnalazione porta a Como, quella che indicava, secondo una testimone, la presenza di una donna bruna vista insieme a Matthias e alle bambine. La donna corrisponderebbe, secondo la segnalazione, a Katia Iritano, 27 anni, che poi e’ effettivamente scomparsa il 25 gennaio da Montbovon (Svizzera), e sarebbe stata proprio lei a dire alla signora che ha segnalato l’avvistamento che le due bambine, che le avevano rivolto lo sguardo, erano gemelle. E un cappotto da donna è stato trovato in casa di Schepp a Saint Sulpice. Ma la scomparsa di Katia potrebbe non aver nulla a che fare con la vicenda delle gemelline.
Si indaga infine anche su uno zainetto: quando l’uomo arriva a Marsiglia e parcheggia la macchina non ve ne è traccia; poi ricompare in immagini riprese dalle telecamere quando ha prelevato i 7.500 euro (inviati poi alla moglie in più buste) da vari sportelli bancomat. Dalle immagini appare in maniera certa che lo zainetto, abbastanza capiente, contiene qualcosa. Uno zaino è stato poi trovato vuoto nella vettura che Matthias Schepp ha lasciato parcheggiata davanti alla stazione di Cerignola prima di suicidarsi. La fuga atroce da ‘gioco di ruolo’ Matthias Schepp resta ancora densa di mistero.
[gmap]
