da: La Stampa
La sufficienza c’è – a voler essere pignoli con una noticina per via dei suggerimenti – ma se quella su «tangentopoli» fosse un’interrogazione, il voto degli studenti torinesi intervistati, sarebbe ampiamente sopra il sei. Molti ragazzi di seconda del classico Alfieri sanno; altri un po’ meno; da trovare col lanternino chi corruga la fronte e chiede: «Scusa, tangenchi?». Ad esempio, Matteo, 18 anni, dell’inchiesta conosce praticamente tutto (a parte una piccola defaillance sul ruolo strategico di Mario Chiesa). E conosce molti particolari (non tutti esatti) di Bettino Craxi: «È fuggito in Marocco per non essere arrestato, ma amava molto il suo Paese e si è fatto costruire un tomba rivolta verso l’Italia». Matteo, ma anche Katia, di poco più grande, interpretano la storia che ha gli stessi anni loro: «E’ vero, gli italiani nel ‘92 avevano voglia di manette perché erano stanchi della corruzione. Ma non dimentichiamo che arrivavano esausti dal biennio del terrorismo e questo ha condizionato non poco gli animi di chi chiedeva giustizia». In particolare Katia, che ammette qualche «soffiata» dai compagni suggeritori, ha un’idea precisa sull’eredità lasciata da «Mani pulite»: «Disillusione. Un trauma immenso da cui la politica non ha saputo rialzarsi. L’immagine che mi trasmettono oggi gli uomini al governo e all’opposizione è di continua sfida. Litigano pure quelli dello stesso partito. Io ancora non so per chi voterò, non mi sento rappresentata da nessuno». Davanti ai cancelli dell’istituto tecnico industriale Avogadro la conoscenza dei fatti, anche se…