Genova: baby gang in aumento

GENOVA, 30 MAG – All'inizio era sembrato davvero un massacro, il clochard inerme preso di mira da ragazzini balordi, sudamericani, un po' violenti un po' forse disadattati. Minorenni con la voglia di mostrarsi duri davanti alle ragazze e, magari, di poter fare un salto di qualita', entrare a far parte di una vera banda, quelle baby gang che imperversano per Genova, i Latin King, i Netas o i Los Dimantes. Tutti violenti, tutti con lo stesso sistema di aggressione: le cinghie. Invece, con il passare delle ore se e' stata confermata l'accusa di tentato omicidio per i tre ecuadoriani e il colombiano – 16 e 17 anni – arrestati dalla polizia, si e' capito che la vittima e' un italiano disoccupato di 40 anni e che le sue condizioni non sono preoccupanti. Resta, pero', la gravita' del gesto, il fatto che un uomo insieme con due rom rischi, stando tranquillamente a bere una birra davanti alla centrale stazione ferroviaria di Brignole di sera tardi, che qualcuno passi e gli sfasci la testa con una spranga e lo ferisca a colpi di cinghia. Come, appunto, e' accaduto al barista Massimo Amato, del quartiere di Sampierdarena, disoccupato ma con la possibilita' di tornare a lavorare ben presto, al porto, grazie al padre. Una possibilita' che i colpi presi fanno sfumare. I medici forse lo dimetteranno presto ma prima di guarire dovranno trascorrere almeno una ventina di giorni. "Adesso appena vedrà una rissa cambierà strada. Ero lì per evitare il peggio e invece mi sono preso una mazzata in testa", racconta, seduto di lato sul letto. ''Ci sono venuti incontro con in mano le cinghie, erano una ventina, ragazzi e ragazze. Allora mi sono alzato e sono andato loro incontro per dirgli di andarsene, e invece sono stato colpito". Gli aggressori, è stato specificato, sono tutti minorenni di zone periferiche di Genova:Cornigliano, Sampierdarena, Rivarolo. Uno dei ragazzini racconta per bocca del suo avvocato difensore Igor Dante: "Stavo andando alla fermata a prendere l'autobus con un mio amico quando ho visto due gruppi che si sfidavano. Erano 20 sudamericani e 10 rumeni. A un certo punto mi sono ritrovato là in mezzo. Ma io non c'entro nulla con quello che è successo". "Ho cercato di scappare, ma mi sono preso delle bottigliate in testa. ma io non ero lì con quel gruppo. Ero per i fatti miei con il mio amico". Il ragazzo, secondo quanto sostiene il suo legale, non apparterrebbe ad alcuna banda di latinos. Studia in un istituto tecnico, il padre è un pensionato italiano. Nei prossimi giorni il Tribunale dei minori, che si occupa delle indagini, fisserà l'udienza di convalida dell'arresto dei quattro presunti aggressori. L'accusa per i quattro e' pesantissima. Ma il loro non e' un caso isolato: due sere fa e' toccata a un giovane italiano, era in autobus quando cinque ecuadoriani minorenni si sono sfilati le cinghie e hanno cominciato a colpirlo. L'autista ha fermato e aperto le porte, salvandolo.

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Alberto Francavilla