GENOVA – La “casa dei mutilati” non ha avuto un ascensore dalla sua costruzione del 1936. Una follia edilizia che proprio l’edificio che su tre piani ospita gli uffici per i mutilati in guerra non sia dotata di un ascensore. Un edificio però intoccabile, perché costruito dall’architetto Eugenio Fuselli e tutelato dalla Sopraintendenza ai Beni architettonici. Ora un ascensore sarà installato. I lavori costeranno 100 mila euro e saranno per metà coperti dalla Regione Liguria, mentre un’altra quota sarà coperta dalla Fondazione Carige. L’ultimo sogno dell’ex sindaco e reduce di guerra Fulvio Cerofolini finalmente si realizza.
In un’intervista al Secolo XIX Cerofolini aveva dichiarato: “la città che pensa no, quella non ci ha dimenticato. Ma ci sono quelli che hanno perso la memoria. E una società senza memoria è una società malata”. E’ stato proprio Cerefolini a sottolineare il problema della casa di mutilati senza ascensore: “Può sembrare assurdo, ma in un palazzo che è dedicato ai mutilati di guerra, civili e per servizio, ha sede l’associazione dei partigiano, gli uffici sono distribuiti su tre piani”.
Il problema non sarebbe solo la mancanza di memoria collettiva, ma anche di carattere politico: ha scarso peso il gruppo dei reduci di guerra, un gruppo ad esaurimento che non può fuggire dal tempo. Bernardo Traversaro, responsabile regionale dell’Amig che risiede nel palazzo, ha detto: “Quando divenni presidente, 14 anni, vidi che c’era una sedia a ogni pianerottolo e appresi con sorpresa che quella sedia era il nostro “ascensore”: quello vero non esisteva, mi spiegarono, la sedia serviva per tirare il fiato dopo ogni rampa di scale. Siamo andati avanti così fino ad oggi…”