GENOVA – Soldi spariti, soldi del partito prelevati senza giustificazione. E’ quello che emerge dall’indagine della Guardia di Finanza sullo scandalo spese pazze che coinvolge Rosario Monteleone, presidente del consiglio regionale della Liguria. Scrive il Secolo XIX:
C’è una differenza netta che, a giudizio degli inquirenti, separa l’inchiesta sulle spese sospette dell’Udc da quella sugli altri partiti coinvolti finora: il problema in questo caso non sono i vini pregiati, le mutandine, la bigiotteria, le terme o il cibo per gatti acquistati con i soldi dei contribuenti. Il punto è che i fondi sono proprio spariti, sono usciti dalle casse del partito senza pezze giustificative.
In particolare, nei due anni tra l’inizio del 2010 e la fine del 2011 il presidente del consiglio regionale Rosario Monteleone ha prelevato in contante, dai depositi del gruppo consiliare, 189mila euro, di cui ne ha giustificato circa la metà. In media, spalmati su quell’arco temporale, una paghetta aggiuntiva allo stipendio niente male: 8mila euro al mese cash. Ma nelle carte della Finanza c’è di più. Nello stesso periodo in cui Monteleone incassa questi «rimborsi» assai poco spiegati, i suoi «principali conti personali», dove secondo le Fiamme Gialle finiscono gli emolumenti da consigliere regionale, hanno movimenti in uscita definiti «esigui», in ogni caso del tutto insufficienti a spiegare il tenore di vita del politico. Ultimo elemento fondamentale: quando nel 2012 i partiti finiscono nella bufera, il numero uno dell’assemblea ligure da un lato riduce i prelievi dai conti del partito, dall’altro aumenta invece quelli dai depositi personali. Perché, si chiedono i finanzieri?