Sono 115 gli immobili confiscati dalla Direzione investigativa antimafia di Genova alla famiglia Canfarotta, di origine siciliana ma da tempo residente nel centro storico del capoluogo ligure, accusata di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina. Sequestrati anche 600 mila euro in contanti, distribuiti in 11 conti correnti.
La Dia di Genova ha attuato la prima confisca per questo tipo di reato, applicando la normativa antimafia. Il patrimonio, il cui valore ammonterebbe a cinque milioni di euro, sarà adesso a disposizione dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati, istituita a Reggio Calabria. L’Agenzia avvierà le pratiche per l’assegnazione degli immobili alle associazioni e ai movimenti che si occupano di antimafia, come ‘Libera’, mentre i contanti confiscati andranno a finire nel fondo unico per la giustizia.
Per i tre componenti della famiglia – Benito e Salvatore Canfarotta, e Filippa Lo Re – è stata disposta la sorveglianza speciale per cinque anni, con l’obbligo di soggiorno nel comune di Genova e l’obbligo di presentarsi alla polizia per tre giorni alla settimana. Gli affari dei Canfarotta erano legati all’affitto di appartamenti e “bassi” del centro storico genovese, spesso fatiscenti e senza neppure i servizi igienici, a immigrati irregolari e a prostitute.
Le indagini erano iniziate due anni fa, dopo una serie di controlli eseguiti dalla Compagnia Portoria. I carabinieri avevano notato che molti immigrati irregolari e prostitute vivevano in case del centro storico tutte intestate ai Canfarotta. Con l’aiuto della Dia, gli investigatori hanno passato al setaccio le vite della famiglia, scoprendo un patrimonio sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati. A gestire l’attività era Filippa Lo Re, 75 anni, moglie di Benito Canfarotta. La donna era diventata il punto di riferimento per gli immigrati e le prostitute che dalla Nigeria, dalla Romania e dal Sudamerica arrivavano a Genova. Tutti la conoscevano come “Mama” e si rivolgevano alla sua agenzia immobiliare abusiva nel quartiere della Maddalena. Era La donna, con i suoi familiari, a trovare una casa agli immigrati e alle prostitute.