CITTA’ DEL VATICANO – ”Quanto uno straniero risiede nel nostro territorio non deve essere ne’ molestato ne’ oppresso. Deve essere trattato come un nativo”. E’ quanto scrive il card. Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura, su Twitter.
Il cardinal Ravasi torna sul questo tema nel proprio blog e qui spiega che la frase ‘twitatta’ e’ presa dal codice dell’Israele biblico (Levitico 19,33-34; Esodo 22,20). ”Certo – aggiunge – era un regime teocratico”, ”ma una norma simile dovrebbe essere invidiata e imitata anche da uno stato moderno e ‘laico”’.
”La via dello scontro o del duello – afferma Ravasi – e’ facile e fin troppo spontanea, e si arma di slogan efficaci di ritmo binario elementare (buono/cattivo, bianco/nero etc.). La via del confronto e del duetto, in cui le voci mantengono la loro identita’ anche antitetica – come accade in musica – ma si ascoltano e intrecciano, e’ piu’ ardua, ma e’ l’unica cristiana e culturalmente degna e feconda, da imboccare senza troppe riserve e paure”.
Ravasi, racconta che quest’estate, alla radio ”mi imbattevo spesso in una nota emittente di un movimento politico, aperta a un filo diretto con gli ascoltatori. Con tutte le variazioni fonetiche dei vari dialetti settentrionali” ”il leit-motiv era costante: Mandateli a casa loro! Cacciateli! Sono pericolosi, ci tolgono posti di lavoro, si allargano, sporcano e favoriscono la criminalita’, vogliono una moschea in ogni quartiere… e cosi’ via deprecando e, non di rado, inveendo”.
Per contro ”ogni mattina, quando sfogliavo i giornali” con le cronache del Festival del Cinema di Venezia” si parlava di film come Villaggio di cartone di Olmi e Terraferma di Crialese, che affrontano il tema dell’immigrazione e della carita’ cristiana da tutt’altro punto di vista. ”Ci sono, quindi, due volti differenti dell’Italia e, al di la’ delle professioni esteriori conclamate – osserva il porporato – quello autenticamente religioso e soprattutto cristiano e’ il secondo”.