ROMA – “Hai una famiglia. Non rompere più i coglioni con le stronzate di ecomafia”. Il messaggio, che non lascia molti dubbi, ĆØ indirizzato a Gianni Lannes, giornalista freelance. -messaggio recapitato venerdƬ sotto forma di bigliettino lasciato nell’auto della moglie, in bella vista sul seggiolino di sicurezza del figlio piccolo.
Non ĆØ la prima volta che il reporter riceve minacce o subisce attentati, nel 2009 prima l’auto della moglie poi la sua furono date alle fiamme, poi qualcuno entrò nel suo appartamento e rubò un personal computer. E, ancora, una lunga serie di minacce telefoniche anonime, tanto che dal 22 dicembre 2009 al 22 agosto 2011 lui e la sua famiglia hanno vissuto sotto protezione: il cronista costantemente scortato da due agenti di polizia, moglie e figli sotto la vigilanza dei carabinieri. Ma l’estate scorsa la tutela ĆØ stata revocata.
La cancellazione della protezione, denuncia Lannes, ha avuto una tempistica sospetta: ĆØ arrivata infatti dopo la presentazione di un esposto formale sulle attivitĆ di bonifica del sito della centrale nucleare di Caorso, la cui attivitĆ non ĆØ mai ripresa dopo il referendum del 1987 con cui gli italiani avevano pronunciato il proprio no all’energia atomica. Giornalista investigativo specializzato in inchieste sui reati ambientali, Lannes era riuscito a penetrare nel sito della centrale nel 2008, dimostrando cosƬ quanto fosse relativamente semplice accedere ad un impianto che potrebbe essere un obiettivo sensibile, bersaglio di eventuali azioni terroristiche.
“Il problema – sottolinea Lannes – ĆØ che la societĆ appaltatrice, secondo alcuni rapporti della Direzione investigativa antimafia, ĆØ di proprietĆ di una famiglia considerata organica alla ‘ndrangheta. Ho chiesto spiegazioni alla Sogin. Prima hanno negato, poi quando hanno visto la foto che avevo inviato loro mi hanno suggerito di non parlarne troppo e di tenere un basso profilo”.
